POLITICA – Il Sindacato Medici Italiani (SMI) ha presentato un ricorso al TAR del Lazio contro l’intesa della Conferenza Stato-Regioni del 26 giugno 2026 e il relativo Accordo Collettivo Nazionale (ACN) stralcio sulle Case di Comunità.
Al centro dell’iniziativa giudiziaria c’è l’obbligo, previsto dall’accordo, per i medici di medicina generale di svolgere fino a sei ore settimanali nelle nuove Case di Comunità. Secondo il sindacato, l’atto sarebbe caratterizzato da vizi procedurali e di legittimità, anche perché sarebbe stato approvato senza un confronto sindacale ritenuto effettivo e con il consenso soltanto di alcune organizzazioni.
Lo SMI contesta inoltre la legittimità dell’ACN stralcio sotto il profilo dell’eccesso di potere e del difetto di attribuzione. La tesi sostenuta nel ricorso è che l’accordo avrebbe oltrepassato i limiti della contrattazione collettiva, introducendo di fatto obblighi di orario fisso e forme di eterodirezione riconducibili al lavoro subordinato.
Secondo il sindacato, l’accordo del 26 giugno avrebbe modificato in maniera sostanziale il modello delineato dal precedente ACN del 15 gennaio 2026. Quest’ultimo prevedeva la partecipazione dei medici alle Case di Comunità come possibilità legata alla disponibilità del professionista e a forme di incentivazione economica. Con il successivo accordo, invece, sarebbe stata introdotta una prestazione obbligatoria anche per i medici che hanno scelto di rimanere nel precedente regime convenzionale.
Lo SMI evidenzia inoltre quello che considera uno squilibrio tra i nuovi vincoli imposti ai medici convenzionati e le relative tutele. A fronte di orari prestabiliti e di una maggiore organizzazione da parte delle strutture, i professionisti non avrebbero infatti le garanzie tipiche del lavoro dipendente, come ferie garantite, indennità di malattia, copertura per gli infortuni e ammortizzatori sociali.
Il ricorso è stato rivolto contro le decisioni assunte dalla Parte Pubblica e contro i soggetti firmatari dell’accordo. Con l’iniziativa davanti alla giustizia amministrativa, il sindacato prosegue così la mobilitazione avviata nei mesi scorsi sulla medicina generale, dopo lo sciopero di settembre e la petizione presentata alla Camera dei Deputati che, secondo quanto riferito dallo SMI, ha raccolto quasi 12 mila firme in due mesi.
Ora sarà il TAR del Lazio a dover esaminare le contestazioni sollevate dal sindacato e a pronunciarsi sulla legittimità degli atti impugnati.
