Cosa ci fa dire “questa è la mia famiglia”

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Intimità, comprensione, accettazione, complicità… sentirsi famiglia, far parte di una famiglia, è una condizione che passa attraverso sentimenti antichissimi, immutati nel tempo. Quella che è cambiata è la forma che la famiglia può assumere nei vari momenti della nostra vita. Non più solo istituzione a schema fisso, ma libera associazione, spesso in evoluzione, di persone che si vogliono bene.

Oggi ci sono persone che sentono di aver trovato la propria famiglia, in un certo momento della loro vita, al di fuori degli schemi tradizionali. Persone che, seguendo una tendenza che coinvolge soprattutto i giovani, si rifiutano di pensare che “fare famiglia” sia esclusivamente trovare un partner di altro sesso con il quale sposarsi e avere dei bambini”. Questo non vuol dire che le nuove generazioni di giovani adulti sentano meno il bisogno di famiglia, solo che è venuto meno il modello univoco.

È venuto meno l’aspetto più formale della famiglia, rimane quello sostanziale: la necessità di uno scambio profondo di natura affettiva, il bisogno di dare e ricevere calore, solidarietà, vicinanza, amore. D’altro canto, dal punto di vista sociale la famiglia ha come obiettivo l’equilibrio tra l’impegno profuso nella relazione e il raggiungimento del benessere dei suoi componenti. Impegnarsi nella relazione vuol dire essere presenti con atteggiamenti di disponibilità, accoglienza e rispetto reciproco. Ottenere benessere vuol dire disporre di un punto di riferimento affettivo, di un rifugio pieno di calore. E questo vale per qualunque forma o connotazione, assuma il termine “famiglia”: tradizionale oppure del tutto nuovo rispetto al passato.

Oggi il senso di famiglia è espresso da parole quali complicità, affetto, comprensione, accettazione; “sentirsi bene con” , essere in sintonia, da un punto di vista psicologico e affettivo, con certe persone. Persone con cui non sempre esiste un legame istituzionalizzato: accanto ai classici marito e moglie con o senza prole e alle coppie di fatto, oggi sono famiglia, da un punto di vista affettivo, anche le coppie omosessuali o quelle in cui il legame familiare è cambiato dopo separazioni o divorzi.

Oggi i legami non tradizionali sono molto più facilmente accettati che ne passato, quando la concezione di famiglia era molto più rigida. E questo crea le condizioni per una migliore situazione esistenziale.

E’ vero allo stesso modo però, che per molti ancora oggi, la famiglia rimane sempre e solo quella tradizionale. Moltissime persone non riescono a pensare ad una famiglia senza l’impegno comune di crescere bambini. Una visione tradizionale dunque, che viene anche dal bisogno di continuità o risarcimento, rispetto alla famiglia di origine. Chi sente che non può esserci famiglia senza figli spesso carica la nuova famiglia di aspettative e speranze legate a quella di provenienza, la vede come luogo dove gli affetti e le sensazioni positive di accudimento e amore vissute da bambino potranno essere rivissute o, viceversa, dove potere colmare quei vuoti affettivi che c’erano in quella di origine.

Ad ogni modo, emergono oggi due nuovi elementi: la comunicazione profonda, all’interno del proprio nucleo familiare, indipendentemente da come è definito ed inteso il “nucleo familiare”, e la necessità di ricercare in famiglia, meno radici e maggiori espressioni personali.

Dottoressa Daniela PerfettiLa dottoressa Daniela Perfetti è una Psicologa, laureata presso l’Università “La Sapienza” di Roma e svolge la sua attività di consulenza a Colleferro, dove si occupa di Formazione, Sostegno Individuale e di Gruppo, Coordinamento Genitoriale e Sostegno alla Genitorialità.

Per saperne di più e contattare la dottoressa Perfetti (clicca qui)

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