Il Lazio è la 2ª Regione con la percentuale più alta di rinunce alle prestazioni sanitarie

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ATTUALITÀ – In tutta Roma ci vogliono non meno di 10 mesi per poter fissare un appuntamento per una colonscopia con la priorità P-programmabile: “Ripassi nell’agosto 2027”, rispondono infatti dal Centro unico delle prenotazioni (Cup).

Ed è anche a causa di queste lunghe file che il Lazio risulta essere la seconda Regione italiana col peggior tasso di rinuncia dei cittadini relativa agli esami diagnostici e alle visite specialistiche: nel 12,1% dei casi i pazienti lasciano perdere, e proprio per colpa di alcune liste d’attesa chilometriche, oltre che per i costi (ticket o le tariffe dell’intramoenia e delle strutture private).

LA DENUNCIA DELLA UIL – Perché nel Lazio permane una “estrema criticità nei tempi di prenotazione di alcuni esami, come gastroscopia, colonscopia (tentata prenotazione del 19 ottobre 2026: prima disponibilità su Roma 19 agosto 2027) o quelli afferenti ai settori oculistico e dermatologico, soprattutto per carenza dei rispettivi specialisti nel pubblico”, denuncia la Uil Lazio.

Il sindacato ricorda anche che la Regione è in “una situazione al limite in alcuni settori, come ad esempio la prevenzione dove il Lazio si colloca tra gli ultimi posti in Italia. Cosi come è tra gli ultimi nel rapporto medico/abitanti (-14,7% media nazionale) o ancora peggio in quello infermieri SSN/abitanti: 4/1000 contro una media nazionale di 4,75/1000, raggiungendo quindi un meno 15,2% della media nazionale (rapporto Gimbe ottobre 2026), ovvero una carenza stimata di almeno 7 – 10 mila infermieri che fa sì che il Lazio si collochi al 15 posto nel rapporto nazionale.

Non va meglio per gli OSS dipendenti del SSN che nel Lazio è del 77% inferiore alla media nazionale (rapporto Agenas), con un conseguente sovraccarico per il personale infermieristico di base e un rischio maggiore per il paziente. Inoltre è diminuito il numero dei medici di base: ne mancano 358 all’appello e si stima che con gli ultimi pensionamenti nel 2028 la carenza potrebbe sfiorare le 1000 unità”.

“IL SORPASSO” DEI PRIVATI – Per quanto riguarda le grandi apparecchiature radiologiche, infatti, “il privato accreditato detiene circa il 60% del patrimonio complessivo. Percentuale che aumenta notevolmente nella diagnostica di base (Risonanze Magnetiche soprattutto), mentre mantengono una lieve prevalenza negli ospedali e nei presidi sanitari pubblici le tecnologie terapeutiche e ad alta complessità come radioterapia, Pet, Angiografia che sono però numericamente inferiori rispetto alle altre (227 macchinari totali contro i 707 della diagnostica di base)”, quantifica la Uil Lazio.

Ma, secondo il sindacato, “ciò comporta uno slittamento dell’utenza verso il privato relativamente a questi esami. Slittamento incentivato da una maggiore rapidità dei tempi di prenotazione e dalle assicurazioni sanitarie che in un solo anno hanno registrato un incremento del 13% a livello nazionale (Lombardia e Lazio in testa) con 16 milioni di persone in Italia iscritte a forme di sanità integrativa, di cui ben 2 milioni nel Lazio.

Ma questo porta alla luce altre grandi incongruenze: innanzitutto uno sbilanciamento privato/pubblico, perché se quest’ultimo mantiene il presidio delle cure acute ospedaliere di emergenza e dei cosiddetti servizi distrettuali di base, il privato detiene invece la maggioranza assoluta nei segmenti a forte rendimento economico come la specialistica ambulatoriale e radiologica, la chirurgia programmata, la riabilitazione e le residenze per gli anziani. Settori dove le tariffe di rimborso regionali consentono margini stabili a fronte di un rischio clinico e operativo inferiore”.

IL BOLLETTINO AGENAS – Eppure il Lazio figura nella Top-5 dei miglioramenti dei tempi monitorati dal Ministero. Questa situazione a due facce vede il Lazio al terzo posto delle Regioni per la più alta percentuale di rispetto dei tempi massimi previsti dalle priorità indicate nelle impegnative per gli appuntamenti delle prime visite nei primi 9 mesi del 2026: “il 92,3%” quantifica il bollettino ministeriale sulle liste d’attesa stilato dall’agenzia Agenas. Ma è in calo del -3,3% rispetto ai primi 9 mesi del 2025, quando la percentuale fu del 95,6%.

Una flessione è stata registrata anche nella classifica relativa agli esami diagnostici, in cui il Lazio figura al quarto posto col 90,7% (in calo di 2 punti rispetto al 92,7% del 2025). Però ci sono profonde disomogeneità tra le Regioni per i vari criteri di attribuzione delle diverse priorità nelle impegnative di richiesta degli appuntamenti rilasciate dai medici di famiglia. Nel Lazio, però, oltre la metà delle prescrizioni è stata fatta in “classe P”, ossia “programmabile”, la priorità meno stringente per effettuare la prestazione, che in questo caso va fissata entro 4 mesi.

Quindi il 52,9% delle impegnative laziali è stata fissata entro 120 giorni a fronte di una media nazionale delle priorità P che è, invece, è del 34,9%. “In diversi ambiti si rileva un utilizzo non appropriato della classe di priorità P, attribuita a prestazioni classificate come primi accessi che, nella pratica, risultano riconducibili ad attività di controllo e follow-up, proprie dei secondi accessi- ha sottolineato nel bollettino nazionale Agenas- Tale fenomeno evidenzia alcune criticità nei processi di presa in carico dei pazienti e sottolinea la necessità di rafforzare modelli organizzativi in grado di garantire percorsi assistenziali continuativi, programmati e coerenti con i bisogni di cura”.

IL RAPPORTO BES-ISTAT – Secondo il Rapporto BES 2026 stilato dall’Istat, in tutta Italia nel 2025 “il 9,6% della popolazione, pari a oltre 5,6 milioni di persone, ha rinunciato ad almeno una visita medica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno. Le lunghe liste di attesa si confermano la causa più frequente di rinuncia (6,5%), seguite dai costi delle prestazioni (5,2%)- sottolinea la Fondazione Gimbe- La Sardegna registra la quota più elevata (19,5%), seguita da Lazio (12,1%) e Marche (12%), mentre il valore più basso si rileva nella Provincia autonoma di Bolzano (5,3%)”.

FONTE REFERT – REFERT.SUBSTACK.COM

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