Parco dei Castelli, piano da 60 milioni per salvare i laghi

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ATTUALITÀ – Il futuro dei laghi Albano e di Nemi passerebbe attraverso un piano strutturale da circa 60 milioni di euro, con 15 interventi prioritari finalizzati a recuperare e risparmiare oltre 5 milioni di metri cubi d’acqua ogni anno.

È la strategia al centro del percorso avviato dal Tavolo Tecnico coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale (AUBAC), al quale partecipano le istituzioni e i soggetti coinvolti nella gestione e nella tutela della risorsa idrica del territorio dei Castelli Romani.

A fare il punto sulla questione è il Parco dei Castelli Romani, che sottolinea la necessità di affrontare il progressivo abbassamento dei livelli dei due bacini lacustri attraverso una strategia condivisa, basata su dati scientifici, interventi strutturali e una programmazione di lungo periodo.

«Il percorso intrapreso, che vede l’azione congiunta di tutte le realtà istituzionali coinvolte e lo stanziamento di fondi consistenti, si basa sulla collaborazione istituzionale, sul confronto con il territorio e sulla ricerca di soluzioni sostenibili e condivise», afferma Ivan Boccali, presidente dell’Ente regionale Parco dei Castelli Romani.

Secondo Boccali, soltanto un’azione coordinata, accompagnata da investimenti mirati e da un’analisi scientifica del fenomeno, potrà contribuire al riequilibrio del sistema idrico e alla salvaguardia nel tempo del patrimonio naturale rappresentato dai laghi.

La situazione dei laghi Albano, nel territorio di Castel Gandolfo, e di Nemi è legata a una pluralità di fattori che agiscono contemporaneamente. Nel corso dei lavori del Tavolo Tecnico sono stati presi in esame, in particolare, gli effetti dei cambiamenti climatici, l’aumento della domanda d’acqua e le trasformazioni del territorio.

L’incremento delle temperature e la diminuzione delle precipitazioni incidono sulla disponibilità della risorsa idrica. A questi elementi si aggiunge la pressione esercitata dai consumi legati alla popolazione residente, mentre l’impermeabilizzazione dei terreni e il consumo di suolo riducono la capacità naturale delle acque meteoriche di infiltrarsi e alimentare le falde. Anche i prelievi idrici contribuiscono alla pressione sulle risorse disponibili.

In questo quadro, il Parco richiama l’attenzione sulla necessità di una corretta informazione pubblica e di comportamenti più responsabili nell’utilizzo dell’acqua, evitando di ricondurre un fenomeno complesso a una singola causa.

Tra gli aspetti sui quali l’Ente Parco ritiene necessario fare chiarezza c’è anche il ruolo dei mezzi aerei antincendio. Secondo le valutazioni tecniche richiamate dall’Ente, il contributo dei prelievi effettuati dai Canadair sarebbe marginale rispetto ai volumi d’acqua coinvolti nel fenomeno complessivo.

La riduzione dei livelli dei laghi, viene ribadito, deve quindi essere affrontata considerando l’insieme dei fattori climatici, idrogeologici e antropici, senza trascurare le cause strutturali che incidono sulla disponibilità della risorsa. Ogni eventuale intervento dovrà inoltre essere sottoposto a un’attenta valutazione ambientale, per evitare ripercussioni sugli equilibri ecologici dei bacini e sugli ecosistemi che caratterizzano l’area.

Il piano d’azione, del valore complessivo di circa 60 milioni di euro, punta a rafforzare la tutela della risorsa idrica e a favorire il riequilibrio del sistema idrogeologico locale. I 15 interventi individuati saranno realizzati progressivamente, in relazione alle risorse effettivamente disponibili e ai finanziamenti ottenuti. La prima riguarda la riduzione delle perdite e l’efficienza delle reti idriche, attraverso il proseguimento degli interventi di ammodernamento e una gestione più sostenibile dei consumi.

La seconda punta sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento e sulla tutela del territorio. Lo sviluppo di interconnessioni con reti esterne dovrà contribuire a ridurre la pressione sulle risorse locali, mentre il contenimento del consumo di suolo rappresenta un elemento importante per preservare la capacità naturale di ricarica delle falde.

La terza direttrice riguarda il monitoraggio ambientale e la conservazione degli ecosistemi lacustri, attraverso controlli continui e interventi di ingegneria naturalistica mirati alla tutela dei bacini.

Al percorso partecipano, insieme al Parco dei Castelli Romani, la Regione Lazio, la Città Metropolitana di Roma Capitale, Acea Ato 2, ANBI e i Comuni di Nemi, Albano Laziale, Castel Gandolfo e Genzano di Roma. L’obiettivo è costruire un programma organico capace di intervenire sulle criticità della risorsa idrica, superando una logica basata su misure isolate e puntando invece su soluzioni coordinate e verificabili nel tempo.

La sfida resta quella di tradurre il piano in risultati concreti, sia sul fronte della riduzione degli sprechi sia su quello della salvaguardia delle falde e dei bacini lacustri. I 5 milioni di metri cubi d’acqua da recuperare o risparmiare ogni anno rappresentano il traguardo indicato dalla strategia, mentre l’effettiva realizzazione degli interventi dipenderà dalla progressiva disponibilità delle risorse finanziarie.

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