Regione Lazio, via libera al debito da oltre 82 milioni per il San Raffaele: scontro in Commissione

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POLITICA – La Commissione Bilancio del Consiglio regionale del Lazio ha approvato la proposta di legge per il riconoscimento di alcuni debiti derivanti da sentenze esecutive.

Il debito da oltre 82 milioni di euro riguarda la società San Raffaele S.p.A., riconducibile alla famiglia Angelucci, e non una pluralità di cliniche destinatarie di risarcimenti distinti.

Al centro del provvedimento c’è il risarcimento riconosciuto alla San Raffaele Spa dal Consiglio di Stato, per un importo superiore a 82 milioni di euro. Il testo passa ora all’esame del Consiglio regionale. La cifra, particolarmente rilevante per le casse regionali, era già stata al centro della seduta di giovedì 16 ottobre, durante la quale erano stati chiesti chiarimenti sulla somma effettivamente dovuta e sul calcolo degli interessi.

A spiegare i dettagli è stato il direttore regionale della Sanità, Andrea Urbani, secondo cui il giudizio di ottemperanza del Consiglio di Stato prevede oltre 77 milioni di euro tra danno e rivalutazione. Restano, tuttavia, interpretazioni differenti sulla quantificazione degli interessi.

Per questo motivo, nella proposta di legge è stato indicato l’importo massimo potenzialmente dovuto. «Pagheremo soltanto quanto stabilito dalla sentenza e chiederemo al giudice di quantificare gli interessi dovuti», ha chiarito Urbani, precisando la volontà di procedere sulla base di quanto sarà effettivamente riconosciuto.

Il provvedimento ha alimentato il confronto politico tra maggioranza e opposizione. Emanuela Droghei, del Partito Democratico, ha spiegato che l’opposizione non ha partecipato alla seduta di voto perché già convocata per il giorno successivo la Commissione Trasparenza, nella quale saranno presentate le richieste di approfondimento. La sua presenza, in qualità di vicepresidente, è stata motivata come un atto di sensibilità istituzionale.

Di segno opposto la posizione di Daniele Sabatini, di Fratelli d’Italia, che ha espresso «dispiacere istituzionale» per l’assenza dell’opposizione, accusando il centrosinistra di alimentare polemiche su una vicenda che, a suo giudizio, riguarda una sentenza esecutiva da rispettare.

Sabatini ha inoltre richiamato la lunga durata del contenzioso, avviato nel 2012, chiedendo perché la questione non sia stata risolta prima e se una diversa gestione avrebbe potuto evitare un esborso così consistente di denaro pubblico.

Droghei ha replicato sostenendo che difendersi in giudizio non significa perdere tempo e ricordando che, nella precedente legislatura, la Regione aveva ottenuto una decisione favorevole davanti al Tar. La consigliera ha quindi rinviato alla Commissione Trasparenza il confronto sulle proposte di transazione e sulla gestione della vicenda.

Sul caso è intervenuto anche Luciano Crea, della Lista Rocca, che ha condiviso la necessità di approfondire tutti gli aspetti della proposta di legge. Crea ha posto l’accento sulla durata della controversia, ricordando che, a fronte dell’avvio del contenzioso nel 2012, la prima sentenza del Tar è arrivata nel 2019. Da qui la domanda sull’eventuale possibilità di aprire prima un tavolo di confronto con la controparte.

Nazzareno Neri, di Noi Moderati, ha richiamato invece il principio del «buon padre di famiglia» nella gestione delle risorse pubbliche, sostenendo che l’indicazione dell’importo massimo possibile risponda a questa logica. Per Angelo Tripodi, di Forza Italia, l’azione dell’attuale amministrazione regionale è orientata alla tutela dei conti della Regione Lazio.

Al termine del confronto, la proposta di legge è stata messa ai voti e approvata, senza la partecipazione al voto di Droghei. Il provvedimento dovrà ora essere esaminato dal Consiglio regionale, mentre restano al centro dell’attenzione l’entità definitiva del risarcimento, il calcolo degli interessi e le responsabilità nella gestione di un contenzioso che si trascina da oltre un decennio.

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