Velletri, abbattuta a fucilate una rara aquila minore: “Basta impunità ai bracconieri”

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CRONACA – Un rapace raro e prezioso, colpito a fucilate, lasciato a lottare tra ferite devastanti fino alla morte. È il drammatico episodio denunciato dal CRFS LIPU Roma, che riferisce dell’abbattimento di una aquila minore nel territorio di Velletri. Una nuova testimonianza della violenza contro la fauna selvatica, che riaccende i riflettori sul fenomeno del bracconaggio e sulla necessità di contrastarlo con misure più incisive.

L’animale era stato ricoverato presso il Centro Recupero Fauna Selvatica della LIPU Roma in condizioni disperate. Gli esami avevano evidenziato una frattura scomposta ed esposta di radio e ulna dell’ala sinistra, oltre alla presenza di almeno otto pallini di piombo, alcuni dei quali localizzati nell’addome. A completare il quadro clinico, una necrosi già in fase avanzata.

Nonostante le cure, per il rapace non c’è stato nulla da fare: è morto poche ore dopo il ricovero. Una morte che non può essere archiviata come una semplice fatalità. Qualcuno ha sparato contro un animale selvatico protetto, provocandogli lesioni gravissime. Saranno gli accertamenti a dover chiarire le circostanze dell’abbattimento e individuare eventuali responsabili.

Di fronte alla gravità dell’accaduto, la LIPU annuncia che presenterà un esposto alla Procura della Repubblica. Ma l’iniziativa non si fermerà sul piano giudiziario. L’associazione ambientalista intende chiamare in causa anche il Governo e il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, denunciando quelle che considera gravi mancanze nella tutela della fauna selvatica.

La LIPU critica duramente quelli che definisce silenzi, assenze e disinteresse delle istituzioni sul tema, giudicandoli imbarazzanti. Annuncia inoltre che presenterà una denuncia alla Commissione europea, chiedendo un intervento deciso sulle procedure d’infrazione che riguardano l’Italia.

La richiesta è chiara: non bastano dichiarazioni di principio sulla protezione della biodiversità se, nella realtà, animali di specie protette continuano a essere abbattuti a colpi di fucile. La LIPU lancia anche un appello immediato alle forze politiche, chiedendo di inserire nei programmi elettorali una misura che definisce «Daspo venatorio».

La proposta prevede la sospensione dell’attività di caccia negli Ambiti territoriali di caccia (Atc) in cui si verificano abbattimenti di specie particolarmente protette. Un meccanismo che, nelle intenzioni dell’associazione, dovrebbe responsabilizzare maggiormente il mondo venatorio e impedire che i comportamenti criminali di singoli soggetti restino senza conseguenze per il contesto in cui si verificano.

La LIPU richiama, come modello ispiratore, il Daspo adottato per contrastare la violenza negli stadi, sostenendo che servano strumenti capaci di incidere concretamente sui fenomeni illegali e non soltanto di punire i singoli episodi a posteriori.

Secondo l’associazione, infatti, anche all’interno del mondo venatorio possono annidarsi soggetti che commettono reati contro la fauna selvatica. Proprio per questo, ritiene necessario introdurre meccanismi che rendano più efficace la prevenzione e favoriscano una maggiore assunzione di responsabilità.

La proposta resta una richiesta politica della LIPU e la sua eventuale applicazione richiederebbe un preciso intervento normativo. La vicenda dell’aquila minore morta a Velletri diventa così il punto di partenza di una battaglia che l’associazione vuole portare nelle sedi giudiziarie, nelle istituzioni italiane e in quelle europee.

Otto pallini di piombo, un’ala devastata e una vita spezzata in poche ore: è questo il bilancio drammatico denunciato dal CRFS LIPU Roma.

Contro il bracconaggio non possono bastare l’indignazione e le promesse. Servono controlli, indagini, sanzioni efficaci e una strategia di prevenzione capace di proteggere davvero gli animali selvatici. Perché chi imbraccia un fucile contro una specie protetta non compie una bravata: mette in atto una condotta gravissima, che deve essere accertata e perseguita secondo la legge.

La LIPU chiama ora in causa la politica e lancia la sua sfida: quali partiti saranno disposti a raccogliere la proposta del Daspo venatorio? E chi si impegnerà concretamente per impedire che episodi simili continuino a ripetersi?

Per l’aquila minore di Velletri è ormai troppo tardi. Per evitare che altri rapaci facciano la stessa fine, il tempo delle sole parole non può durare ancora.

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