POLITICA – La Regione Lazio presenterà ricorso per revocazione e in Cassazione contro la sentenza che impone il pagamento di oltre 82 milioni di euro alla San Raffaele Spa.
Lo ha annunciato l’assessore regionale al Bilancio, Giancarlo Righini, durante la seduta della commissione Bilancio del Consiglio regionale, presieduta da Marco Bertucci, dedicata all’esame della proposta di legge per il riconoscimento dei debiti fuori bilancio.
«L’amministrazione darà immediatamente mandato all’Avvocatura di fare ricorso sia per revocazione sia in Cassazione», ha dichiarato Righini, precisando che la Regione procederà comunque al pagamento delle somme dovute per evitare un ulteriore aumento degli interessi. L’obiettivo è approvare il provvedimento entro il 30 ottobre, con la possibilità di correggere l’importo attraverso un emendamento.
Al centro della vicenda c’è un contenzioso giudiziario che si trascina da anni e che ha portato la cifra inizialmente stimata dalla Regione in circa 3 milioni di euro a un importo superiore ai 60 milioni, cui si aggiungono rivalutazione e interessi.
Durante l’audizione, il coordinatore dell’Avvocatura regionale, Andrea Magnanelli, ha ricostruito il percorso giudiziario conclusosi con la sentenza esecutiva del Consiglio di Stato del 2025. Dopo aver respinto il ricorso della San Raffaele in primo grado, il Tar aveva visto ribaltare il proprio orientamento dal Consiglio di Stato nel 2023.
La Regione aveva quindi proposto un pagamento di circa 3 milioni di euro, ma la società aveva rifiutato. Il Consiglio di Stato aveva successivamente affidato la valutazione a un consulente tecnico d’ufficio, la cui perizia ha sostanzialmente respinto le contestazioni dell’amministrazione, quantificando in circa 60 milioni di euro la somma dovuta, oltre a 17 milioni di rivalutazione.
Magnanelli ha tuttavia contestato la cifra complessiva di 82 milioni indicata nella proposta di legge, sostenendo che il totale non dovrebbe superare i 77 milioni. La differenza deriverebbe dal criterio di calcolo degli interessi, che secondo il coordinatore dell’Avvocatura dovrebbero decorrere dalla notifica della sentenza esecutiva e non dal 2023.
L’Avvocatura ha confermato che esistono ancora i presupposti temporali per presentare, entro il 23 ottobre, i ricorsi per revocazione e in Cassazione, ma ha avvertito che si tratta di iniziative dall’esito incerto, potenzialmente in grado di far aumentare gli interessi dovuti.
Le forze di minoranza hanno sollevato dubbi sulla gestione del contenzioso, soprattutto per l’enorme divario tra la stima iniziale della Regione e la somma risultante dalla perizia accolta dal Consiglio di Stato. Chiesti chiarimenti anche sui criteri di calcolo, sulle trattative con la società e sulle ragioni che hanno portato a includere determinati costi nel conteggio.
Il consigliere Alessio D’Amato ha domandato, in particolare, se durante le trattative siano state avanzate proposte legate anche all’apertura della struttura di Velletri. Le opposizioni hanno inoltre sollecitato l’audizione del direttore regionale Salute e integrazione sociosanitaria, Andrea Urbani, e chiesto di valutare ogni iniziativa utile a ridurre l’esborso per le casse pubbliche.
Il capogruppo del Pd, Mario Ciarla, dopo l’annuncio dei ricorsi, ha comunque espresso perplessità sull’ipotesi di portare il provvedimento in Aula già mercoledì: «Secondo noi non ci sono le condizioni per portare il provvedimento in Consiglio regionale», ha affermato, chiedendo che l’audizione prevista per lunedì fornisca le risposte ancora mancanti.
Righini ha ribadito la necessità di arrivare all’approvazione entro il 30 ottobre per evitare che maturino ulteriori interessi, confermando la disponibilità a modificare la cifra prevista dalla proposta di legge qualora emergessero elementi che lo rendano necessario.
La commissione tornerà a riunirsi lunedì 19 ottobre alle ore 10, quando sarà ascoltato Andrea Urbani. L’obiettivo sarà chiarire l’importo effettivamente dovuto e le prospettive del contenzioso prima di procedere con l’esame del provvedimento.
