ATTUALITÀ – “La sanità del Lazio non può vivere in emergenza permanente”. La diagnosi sulle condizioni del sistema sanitario regionale è stata refertata da ben 8 sindacati medici.
I quali hanno espresso “forte preoccupazione per il nuovo Piano Regionale di gestione dei ricoveri, varato senza un adeguato confronto con le rappresentanze dei professionisti”. I responsabili regionali delle sigle Anaao-Assomed, Cimo-Fesmed, Aaroi-Emac, Cgil, Cisl e Uil medici, Fassid e Fvm hanno denunciato che “in un contesto in cui il territorio (Case e Ospedali di Comunità, presa in carico delle cronicità, gestione degli accessi a bassa priorità) è ancora incompleto, si chiede agli ospedali di compensare attraverso continue riallocazioni di personale e posti letto, moltiplicazione dei livelli decisionali e crescente fungibilità delle competenze specialistiche.
Tutto questo può produrre ritardi, percorsi meno appropriati, rinvii di interventi e diagnostica, e incertezza sulle responsabilità cliniche”. Con un rischio “fattuale per i pazienti”. Le 8 sigle sindacali chiedono alla Regione di “definire un piano strutturale per organici e posti letto, distinguendo chiaramente tra misure emergenziali e organizzazione ordinaria”. Perché, concludono, “ridurre il sovraffollamento dei Pronto Soccorso è un obiettivo condiviso e non rinviabile, ma non può avvenire trasformando l’eccezione in regola né scaricando su ospedali e professionisti le carenze di una rete territoriale ancora incompiuta”.
“FORTE PREOCCUPAZIONE PER I TEMPI” – Già il 25 agosto l’Ordine provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Omceo) aveva espresso “forte preoccupazione per i tempi di presa in carico, cura e assistenza che emergono dal nuovo “Piano regionale per la gestione del flusso di ricovero” approvato dalla Regione Lazio”. Il presidente dell’Omceo, Antonio Magi, aveva messo anche in guardia la Regione contro i tempi di permanenza troppo lunghi indicati nel Piano: fino a 8 ore di media per un ricovero nei reparti e sino a una media tra le 12 e le 16 ore per un letto in Terapia intensiva.
Perché il documento regionale “prevede una permanenza media fino a 480 minuti dalla visita alla dimissione o alla decisione di ricovero, fino a 720 minuti per il ricovero in Terapia intensiva e Psichiatria e una permanenza media che, per il ricovero, può arrivare a 1.000 minuti- ha sottolineato l’Omceo- Inoltre, soltanto dopo il superamento delle 12 ore dall’accesso è prevista la presa in carico del paziente da parte del personale dell’unità operativa di destinazione”.
ATTESA MEDIA DI 11,5 ORE PER UN RICOVERO – Troppe ore, come purtroppo già accade nei Pronto Soccorso laziali più sovraffollati. Nel 2025, infatti, nei 261.797 casi degli accessi nei Ps seguiti dal ricovero nei reparti o dai trasferimenti in altri ospedali è stata registrata una permanenza media regionale nelle astanterie di 11 ore e 38 minuti, mentre l’attesa media è stata di 29 minuti.
Però in 17 Pronto Soccorso le durate delle permanenze sono andate oltre la media regionale: quelle più lunghe sono state registrate al policlinico Umberto I (25 ore e 42 minuti di media), al San Camillo (25 ore e 34 minuti), a Bracciano (24 ore e 33 minuti), al Campus Biomedico (24 ore e 3 minuti) e al policlinico Gemelli (21 ore e 12 minuti). «Parliamo di persone malate, spesso anziane, fragili e con più patologie, molte di queste croniche che non possono rimanere per molte ore in ambienti sovraffollati, in attesa di un posto letto- ha sottolineato il presidente Magi- Il tempo trascorso in Pronto soccorso non è un semplice dato organizzativo: è tempo di cura e di assistenza e può incidere sulla sicurezza, sulla dignità e sugli esiti clinici del paziente».
Secondo l’Ordine dei medici di Roma, invece, “bisogna potenziare urgentemente la medicina specialistica territoriale per ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorsi”. Per l’Omceo, dunque, non può bastare il nuovo Piano regionale: «Accogliamo positivamente l’obiettivo di superare il cosiddetto boarding e di responsabilizzare tutti i reparti ospedalieri.
Ma nessun modello organizzativo può funzionare senza personale sufficiente in ospedale come nel territorio sia medico specialistico e sia infermieristico ma anche posti letto realmente disponibili, diagnostica tempestiva, trasporti efficienti e servizi territoriali capaci di garantire filtro, continuità assistenziale e dimissioni protette», ha concluso Magi. E non può essere fatto solo con la medicina generale o con ore aggiuntive ospedaliere. L’Omceo Roma ha chiesto pertanto che “l’attuazione del Piano sia accompagnata da risorse professionali e strutturali ospedaliere e territoriali adeguate, da indicatori pubblici e verificabili e da un monitoraggio costante dei tempi effettivi di visita, diagnosi, ricovero, trasferimento e dimissione in ogni struttura. «Non basta trasferire formalmente la responsabilità del paziente dopo dodici ore.
Bisogna fare in modo che nessun cittadino debba attendere così a lungo prima di ricevere il livello di cura e assistenza di cui ha bisogno. Occorre intervenire sulle carenze strutturali e di personale, tutelando contemporaneamente i pazienti e i professionisti, che non possono continuare a sostenere da soli il peso delle inefficienze organizzative. Il Piano rappresenta un punto di partenza, ma ora servono prima di tutto confronto con gli operatori dell’ospedale e del territorio, tempi certi, risorse e risultati concreti».
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