Sanità, mancano gli infermieri ma la Regione Lazio pensa di importarli dal Cile

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ATTUALITÀ – Nel Lazio, vista la critica situazione nelle strutture sanitarie, verrebbe da dire “presto, chiamate un infermiere…!”. Perché c’è una carenza cronica, che da anni oscilla tra i -7mila e i -5mila.

Perché nel Lazio ci sono 4,93 infermieri ogni 1.000 abitanti: sotto la media nazionale di 5,13. Perché a Roma e provincia gli infermieri hanno l’età media tra le più alte d’Italia: 46.48 anni. E perché c’è anche una crisi delle “vocazioni”, che ha più che dimezzato le iscrizioni nei corsi universitari romani (occupato solo il 47,3% dei posti a disposizione: il 52,7% è rimasto vuoto). Davanti a questo quadro così critico la Regione pare che sia intenzionata ad importare gli infermieri dal Cile.

L’IMPORTAZIONE DAL CILE – Come rivelato da Clemente Pistilli su Repubblica, infatti, “il prossimo autunno, nell’ambito delle missioni all’estero previste dalla Regione, ce n’è una nella regione di Ñuble, al confine con l’Argentina. Un’iniziativa che potrebbe portare alla sottoscrizione di un protocollo di collaborazione in ambito sanitario, finalizzato «sia allo scambio di competenze e buone pratiche che all’avvio di un progetto pilota tra università e istituzioni sanitarie», per la formazione e il successivo inserimento professionale di personale infermieristico cileno presso strutture sanitarie del Lazio. Professionisti dunque da formare in America latina e poi da ingaggiare a Roma. Gli infermieri cileni andrebbero inoltre ad aggiungersi agli oltre quattromila colleghi stranieri che già lavorano nelle strutture laziali”.

“5MILA INFERMIERI FERMI IN GRADUATORIA” – Ma l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza della Professione Infermieristica (Enpapi) ricorda alla Regione che “non serve chiamarli dall’estero perché nel Lazio sono disponibili 5mila infermieri fermi in graduatoria”, quello del maxi-concorso espletato dall’Asl Roma 2. “Apprezziamo il tentativo concreto del presidente Francesco Rocca di colmare la carenza di infermieri nella Regione Lazio- scrive l’Enpapi- Tuttavia, vorremmo segnalare che in questa Regione, sono 5mila gli infermieri attualmente fermi in graduatoria che potrebbero essere direttamente assunti. Un’opzione certamente preferibile e sicuramente più rapida, rispetto al reclutamento all’estero.

Non serve andare in Cile: questi professionisti sono fermi in attesa di essere chiamati, quindi anche solo per rispetto alla loro professionalità, ci aspetteremmo che venissero impiegati prima di altre opzioni. Ne approfittiamo inoltre per ricordare al Presidente Rocca che i restanti 2mila, invece, potrebbero essere reclutati tramite partita Iva. Come abbiamo detto più volte, con il reclutamento diretto il nostro Ssn potrebbe contare su personale qualificato in maniera flessibile, ma continuativa e senza dover ricorrere a personale proveniente dall’estero”. Anche il sindacato infermieristico NurSind Lazio chiede “alla Regione Lazio un intervento immediato per evitare che, a settembre 2026, scada la validità della graduatoria del concorso per infermieri della ASL Roma 2, a valenza regionale”.

Secondo l’organizzazione sindacale “la proroga è necessaria per non disperdere una risorsa già disponibile in un momento in cui la carenza infermieri vede concorsi semideserti e calo di iscrizioni. La graduatoria in scadenza rappresenta un patrimonio immediatamente utilizzabile: circa 4.000 professionisti ancora disponibili. Rinunciare a questa riserva- avverte il sindacato- metterebbe a rischio la tenuta del SSR e la realizzazione della sanità territoriale”.

MA L’ASL ROMA 1 CONTINUA A “ESTERNALIZZARE” – Eppure, nonostante le graduatorie aperte, si continua ad esternalizzare il servizio alle società private. Ricorrendo all’“affitto” di interi pacchetti di equipe infermieristiche, come nel caso dell’Asl Roma 1. L’azienda sanitaria del centro della capitale ha, infatti, chiesto “l’autorizzazione per il potenziamento del servizio infermieristico esternalizzato per l’avvio del servizio presso le Case della Comunità” di via Frà Albenzio, via Tornabuoni, via di Valle Aurelia, di via Circonvallazione Nomentana 498, via Boccea 625 e via Dina Galli 3, “fino al 30 giugno 2026”.

Con un conseguente “scostamento negativo rispetto al budget assegnato per l’anno 2025, determinato dalla necessità di procedere all’apertura delle Case della Comunità. Tale esigenza era in fieri, e si prevedeva di soddisfarla con l’assunzione di personale infermieristico dalla procedura concorsuale in atto, assunzione che però non ha avuto seguito”, ha scritto l’Asl Roma 1. Che quindi sosterrà una spesa per questi infermieri a “noleggio” per un totale di € 396.543.

SOTTO LA MEDIA NAZIONALE – La Fondazione Gimbe ha quantificato che il Lazio è sotto la media nazionale (4,93 infermieri ogni mille abitanti a fronte della media nazionale di 5,13) insieme ad altre 6 Regioni. «In generale – spiega il presidente, Nino Cartabellotta – il numero di infermieri risulta più basso in quasi tutte le Regioni del Mezzogiorno, sottoposte ai Piani di rientro, oltre che in Lombardia». Ma in tutta Italia ormai si perdono 10mila infermieri l’anno. E ci sono “forti disomogeneità territoriali: dai 3,83 infermieri ogni mille abitanti della Campania ai 7,01 della Liguria”.

IL 52,7% DI POSTI VUOTI NEI CORSI – Ma, in prospettiva, c’è anche una crisi delle “vocazioni” con il 52,7% dei posti rimasti vuoti nell’ultimo anno accademico dei corsi universitari romani. Il presidente dell’Ordine Professioni Infermieristiche (Opi) di Roma, Maurizio Zega, quantifica infatti che “nello scorso anno accademico nella nostra Regione i posti a disposizione per i corsi di laurea in Infermieristica sono stati superiori al numero delle domande. Per rinfrescarsi la memoria e a titolo di esempio, alla Sapienza di Roma 2494 posti disponibili, 1091 domande, a Tor Vergata 935 posti e 532 domande”.

FONTE REFERT – REFERT.SUBSTACK.COM

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