Pet-Tac, nel Lazio pochi apparecchi: oltre 4 milioni di euro ai privati per 3692 esami

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ATTUALITÀ – Pet, ma non per tutti nel Lazio. In due terzi delle Asl (7 su 10), e nei 3 più grandi ospedali, come l’Umberto I, il San Camillo e San Giovanni, non è infatti ancora presente l’apparecchiatura più importante per effettuare l’esame diagnostico che verifica la presenza di metastasi, lo stadio della malattia e la sua evoluzione.

E adesso, “nelle more delle iniziative intraprese per il potenziamento dell’offerta pubblica di prestazioni PET/TC a livello regionale”, il Lazio ha deliberato lo “stanziamento di risorse aggiuntive straordinarie per l’acquisto di tali prestazioni sanitarie dalle strutture private accreditate”. Per poter effettuare 3.692 Pet-Tac sino a fine anno per una spesa complessiva di oltre 4 milioni di euro (a fronte di una media di 1.100 euro per ogni esame: pari a un milione di euro al mese).

“L’importo complessivo previsto per l’acquisto straordinario di prestazioni di diagnostica PET/TC dalle strutture private accreditate è stato determinato in euro 4.061.200, sulla base del numero di prestazioni acquistabili per il periodo settembre – dicembre 2026 e tenuto conto della tariffa media di Euro 1.100”. Perché, come ha scritto la stessa Regione, c’è “l’esigenza di potenziare l’offerta di prestazioni di assistenza specialistica, in ragione del fabbisogno sul territorio regionale”. Anche “attraverso l’utilizzo delle strutture private accreditate di nuovo accreditamento, al fine di rispondere al bisogno di salute dei cittadini e introdurre un ulteriore strumento mirato allo smaltimento delle liste di attesa”.

La Regione ha scritto che “sul territorio delle ASL Roma 1, Roma 2, Roma 5 e Frosinone sono presenti le strutture private accreditate, che possono soddisfare, nel breve periodo, il fabbisogno assistenziale di prestazioni PET/TC”. Ma in tutto sono 8 le strutture private accreditate che effettueranno le 3.692 Pet-Tac: “Ars Medica S.P.A, Usi – Marco Polo S.R.L., Policlinico Universitario A. Gemelli, Ospedale San Pietro, Campus Biomedico, Studio Radiologico Guidonia, Centro Medico Figebo Srl e San Raffaele Cassino”.

DAL SAN CAMILLO AL SAN PIETRO – Già dal maggio scorso i pazienti vengono inviati dal “San Camillo” al “San Pietro” per poter effettuare le Pet-Tac. Dirottati, quindi, da una delle più grandi aziende ospedaliere pubbliche, quella di Circonvallazione Gianicolense, per effettuare l’esame nella struttura privata-accreditata del Fatebenefratelli, sulla Cassia: 11 km di distanza. Al San Camillo, infatti, “l’assenza in Azienda di una PET/TC determina una criticità concreta e misurabile, che impone agli specialisti delle diverse discipline dell’A.O. San Camillo di indirizzare presso altre Strutture sanitarie un numero medio compreso tra 150 e 200 prestazioni mensili”, ha scritto la stessa azienda ospedaliera.

Da anni il San Camillo chiede l’acquisto della Pet-Tac, che è stato programmato dalla Regione per il 2027, al pari dell’Umberto I (per il policlinico nel marzo scorso sono stati stanziati i fondi, 4 milioni e 800 mila euro, ma il segretario del sindacato FGU UNAMS, Giuseppe Polinari, denuncia: “latitano gli investimenti in campo tecnologico: niente PET/TC”. All’Umberto I la Pet è ancora al palo: è indicata, infatti, solo nella targa del Piano -1, come si vede nella foto in basso, però l’apparecchiatura diagnostica ancora non c’è…).

Al San Pietro l’utilizzo “dell’apparecchiatura per un giorno a settimana, per un volume massimo di 200 prestazioni mensili a favore di pazienti dell’A.O. San Camillo Forlanini” le prestazioni riguardano “prioritariamente l’ambito oncologico e, in particolare, la stadiazione oncologica”. I 2 ospedali hanno stabilito “che il rimborso da parte della Regione Lazio sia destinato a favore dell’Azienda Ospedaliera, che rimborserà la Provincia Religiosa di San Pietro per i costi unitari cosi stabiliti: PET/TC total-body con 18F-FDG – Radiofarmaco incluso € 800 per esame (valido per sedute con minimo 10 pazienti). PET/TC con tracciante PSMA – Radiofarmaco incluso € 1.000 per esame (valido per sedute con minimo 5 pazienti)”. L’accordo tra i 2 ospedali “ha durata di anni 1 a decorrere dalla data di sottoscrizione o il minor tempo necessario al completamento dell’iter di acquisizione, installazione e piena operatività dell’apparecchiatura PET/TC da parte dell’A. O. San Camillo Forlanini”.

L’ANNUNCIO DEL 2022 – Ma già 4 anni fa la Regione fece un annuncio, nel maggio 2022, sul finanziamento di “3,1 milioni di euro per l’installazione della PET-CT” dopo 3 anni di richieste da parte dell’azienda sulla “necessità improcrastinabile di dotare il San Camillo-Forlanini di un sistema Pet-Ct”. Nel 2022 anche il San Giovanni-Addolorata chiese alla Regione un finanziamento di un milione e mezzo per acquistare l’apparecchiatura: “L’acquisizione della Pet-Tac e della Spect-Tc fa sì che tutto il percorso diagnostico terapeutico del paziente neoplastico si attui all’interno del San Giovanni evitando trasferimenti in altre strutture ospedaliere per l’esecuzione di tali indagini, con allungamento di degenza e dei tempi diagnostici e contribuisce in maniera sostanziale alla diagnosi precoce dei tumori e quindi all’avvio del paziente alla terapia chirurgica o al trattamento chemioterapico”.

Ma nel 2020 la Regione stabilì “che il numero delle PET da attivare, entro l’anno 2027, fosse pari ad 8, comprese quelle in programmazione presso Umberto I, l’Asl di Viterbo e San Camillo-Forlanini. L’attivazione di tali grandi apparecchiature consentirà la riduzione della mobilità passiva che vede il 29% di cittadini laziali che si sottopongono a PET rivolgersi fuori Regione”. Con un pendolarismo diagnostico che ha toccato “un volume pari a 9.075 prestazioni. Le Regioni con maggior potere attrattivo sono state il Molise con 4.392 esami e la Campania con 2.813”, ha quantificato la stessa Regione. Con costi di mobilità passiva per circa 10 milioni di euro per i rimborsi degli esami effettuati nelle altre Regioni, in primis Molise e Campania, ai pazienti laziali.

LA CARENZA DECENNALE – “La diagnostica PET/TC costituisce una tecnologia ad alto valore aggiunto, indispensabile per la stadiazione oncologica, la pianificazione dei trattamenti radioterapici e la valutazione dinamica della risposta terapeutica, nonché riveste un ruolo determinante all’interno dei Percorsi Diagnostico-Terapeutico-Assistenziali (PDTA), garantendo l’accuratezza necessaria per l’appropriatezza dei protocolli di cura e per il corretto monitoraggio dell’evoluzione clinica”, ha scritto la stessa Regione Lazio. Che però ancora non ha Pet-Tac disponibili nelle sue strutture delle Asl Roma 3, 4, 5 e 6, così come nelle Asl Rieti, Frosinone e Viterbo. Una carenza ammessa dallo stesso presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che l’11 luglio 2025, nel corso di una visita all’Ospedale di Viterbo, ha annunciato: “inaugureremo presto la Pet per non dover arrivare a Roma per un esame così importante”.

31.444 IN TRASFERTA – Ma, in tutto il Lazio, sono stati complessivamente ben 31.444 i pazienti-pendolari che hanno dovuto varcare i confini della propria Asl per sottoporsi ad una Tac-Pet. Esattamente nella metà dei casi: sono state, infatti, 62.584 le prestazioni richieste nel 2024 in tutta la Regione (dove sono più gli esami effettuati nelle strutture private-accreditate, 31.554, rispetto ai 31.030 eseguiti in quelle pubbliche). Sono queste le cifre indicate dal “Prevale”, il Programma regionale per la valutazione degli esiti degli interventi sanitari: “11 punti di specialità”, di cui 9 nell’area metropolitana capitolina.

Dall’Asl Roma 3 (quadrante ovest capitolino), dalla 4 di Civitavecchia-Bracciano, dalla 5 del quadrante Est alla 6 dei Castelli e dall’Asl Rieti, alcune prive anche di strutture private accreditate dotate di Pet-Tac, sono dovuti andare in trasferta per fare l’esame rispettivamente in 6.890, 6.788, 3.807 e 942 reatini. Mentre in 2 Asl le Pet-Tac sono solo in 2 strutture private-convenzionate: nella Roma 5 sono state effettuate 742 prestazioni nel centro privato accreditato di Guidonia ma altri 5.227 pazienti si sono rivolti “alle altre strutture del Lazio”, come hanno fatto 2.500 residenti nell’Asl Frosinone.

FONTE REFERT – REFERT.SUBSTACK.COM

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