ATTUALITÀ – La crisi dei laghi dei Castelli Romani continua ad alimentare il confronto tra istituzioni e associazioni ambientaliste. Il tema è stato al centro di un servizio del TGR, in onda oggi nelle edizioni delle 14.00 e delle 19.30, nel quale sono state messe a confronto le diverse posizioni sulle strategie da adottare per contrastare il progressivo abbassamento dei livelli del Lago Albano e del Lago di Nemi.
Nel corso dell’intervista, il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani e il presidente di Legambiente Lazio, Roberto Scacchi, hanno ribadito ai sindaci di Castel Gandolfo e Albano Laziale le proprie riserve nei confronti del Piano AUBAC, ritenuto inadeguato ad affrontare le cause strutturali della crisi idrica.
Tra i principali punti critici evidenziati figura il progetto delle cosiddette “gronde”, sostenuto dal Comune di Castel Gandolfo. Secondo gli ambientalisti, l’intervento garantirebbe un apporto d’acqua insufficiente rispetto al fabbisogno del Lago Albano e potrebbe alterarne il delicato equilibrio biochimico, con possibili ripercussioni sull’ecosistema lacustre. Per questo motivo l’opera viene considerata non solo inefficace, ma potenzialmente dannosa.
Nel dibattito è stata inoltre richiamata l’ipotesi di aumentare la portata d’acqua proveniente dal Simbrivio. Una prospettiva che Roberto Scacchi ha definito non sostenibile, sottolineando come le sorgenti del Simbrivio e il fiume Aniene siano già sottoposti a un forte stress idrico e non possano sopportare ulteriori prelievi senza aggravare la situazione ambientale.
Secondo il Coordinamento Ambientalista, le uniche misure realmente efficaci sono la riduzione dei consumi idrici di almeno il 30% in tutti i settori e l’arresto del consumo di suolo nell’intero territorio dei Castelli Romani. Le associazioni hanno inoltre osservato che il tema della chiusura dei pozzi rischia di essere secondario se non viene affrontato prima il problema della domanda d’acqua: senza una significativa riduzione dei consumi, qualsiasi altro intervento sarebbe destinato a produrre effetti limitati.
Ulteriori preoccupazioni riguardano il previsto raddoppio dell’acquedotto Sforza Cesarini, che secondo gli ambientalisti comporterebbe un aumento della pressione sulle risorse idriche locali, e il progetto dell’inceneritore, indicato come un ulteriore elemento di rischio per la falda del Vulcano Laziale.
La giornata è stata caratterizzata anche da una vasta mobilitazione popolare sulle rive del Lago Albano. Centinaia di cittadini hanno preso parte a una manifestazione promossa da oltre venti associazioni ambientaliste, sportive, culturali e di volontariato con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sull’emergenza idrica.
Una lunga tela blu, simbolo dell’acqua progressivamente perduta, è stata trasportata lungo le rive del lago da numerosi volontari, mentre una flottiglia composta da canoe, kayak, SUP, barche a vela e altre imbarcazioni ha attraversato lo specchio d’acqua con la partecipazione del campione olimpionico Gennaro Cirillo. Parallelamente, decine di volontari hanno distribuito materiale informativo negli stabilimenti balneari del Lago Albano, dialogando con residenti e turisti sulle cause dell’abbassamento dei laghi e sulle possibili soluzioni. Gli scout del CNGEI Colli Albani hanno inoltre allestito un punto informativo lungo la strada, contribuendo all’attività di sensibilizzazione.
Le associazioni sostengono da oltre quarant’anni che il progressivo abbassamento dei livelli del Lago Albano e del Lago di Nemi rappresenti il sintomo dell’impoverimento dell’intera falda del Vulcano Laziale, dalla quale dipendono laghi, sorgenti, ecosistemi e l’approvvigionamento idrico dell’intero territorio. Tra le principali cause vengono indicati il consumo di suolo, la crescita urbanistica, l’aumento dei consumi idrici e la mancanza di una gestione sostenibile della risorsa.
Per gli ambientalisti, il recupero della falda richiede interventi strutturali che comprendano la riduzione dei consumi idrici, il blocco del consumo di suolo, la rigenerazione del territorio attraverso opere diffuse di ingegneria naturalistica e una gestione sostenibile dei boschi, con il coinvolgimento di tutti i Comuni del Vulcano Laziale.
Le associazioni chiedono infine alle istituzioni di superare gli interventi emergenziali e le opere considerate simboliche, avviando un piano organico di recupero della falda fondato sulle conoscenze scientifiche disponibili e sulla collaborazione con chi opera da decenni sul territorio.
Il confronto sul futuro dei laghi era già stato al centro della conferenza del 23 giugno, ospitata a Palazzo Chigi di Ariccia e dedicata allo stato dei bacini lacustri di Albano e Nemi. In quell’occasione AUBAC aveva illustrato il percorso del Tavolo tecnico interistituzionale e le linee del Piano Salva Laghi, avviato insieme a Regione Lazio, Città Metropolitana di Roma Capitale, ACEA ATO2, Parco Regionale dei Castelli Romani e Comuni interessati per affrontare il costante abbassamento dei livelli idrometrici dei due laghi.

