Lazio, crollo delle prenotazioni ambulatoriali: a maggio 100 mila in meno rispetto a gennaio

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ATTUALITÀ – Nel mese scorso è migliorato, ma solo rispetto ad aprile, l’indice dei tempi d’attesa nel Lazio, però è crollato il numero delle prenotazioni (-23%): quasi centomila in meno effettuate a maggio (316.256) a fronte di quelle registrate a gennaio (412.563).

A febbraio c’erano state ancor più prenotazioni (423.683) e anche a marzo si era superata la soglia delle 400mila (403.989 per l’esattezza), non raggiunta, invece, sin dall’aprile scorso (344.934). In calo anche la percentuale dei tempi d’attesa: se all’inizio dell’anno era il 98,10% a maggio non si è andati oltre il 93,75% (ma ad aprile era ancor più basso: il 90,88%). Però il mese scorso si sono più che dimezzati i bollini rossi: solo 23 rispetto ai 54 di aprile (a marzo erano stati 90).

23 “BOLLINI ROSSI” – Il bollino rosso viene assegnato alle agende più critiche dalla stessa Regione quando “le prenotazioni entro lo standard sono minori del 50% sul totale delle prenotazioni per il periodo selezionato”. Cinque i bollini rossi nell’Asl Latina, con “106 giorni d’attesa medi” per poter fare una risonanza magnetica del braccio. E sui 5 milioni di euro di finanziamenti aggiuntivi per “l’abbattimento delle liste d’attesa”, stanziati il mese scorso dalla Regione per le 10 Asl, l’azienda pontina risulta pure in ritardo.

“Per ora la Asl Latina ne ha assegnati poco meno della metà- ha scritto Silvia Della Penna de Il MessaggeroL’azienda sanitaria ha infatti autorizzato una spesa di 423.419 euro nell’ambito del cosiddetto “progetto Ponte”, il piano finanziato dalla Regione Lazio per acquistare prestazioni sanitarie dai privati accreditati e ridurre i tempi di attesa per visite ed esami considerati più critici” a fronte dei 900 mila euro assegnati all’Asl pontina.

Al secondo posto del mesto podio delle attese c’è un tris di aziende con 4 bollini rossi ciascuna: l’Asl Roma 3 (con “99 giorni d’attesa medi” per una ecografia ginecologica), l’Asl Roma 4 (“150 giorni d’attesa medi” per una elettromiografia semplice) e l’Asl Roma 5 (103 giorni per una visita di chirurgia vascolare). Al terzo posto, invece, c’è l’Asl Roma 6 con 2 bollini rossi e “150 giorni d’attesa medi” per una ecografia muscolo-tendinea.

NAS A COLLEFERRO: “AGENDE CHIUSE”  Dopo le segnalazioni da parte di alcuni pazienti, i Carabinieri Nas di Roma sono andati al Cup dell’ospedale di Colleferro per verificare le disponibilità, sul sistema informatico, di alcune prenotazioni bloccate dalle agende chiuse. Sono infatti risultati non disponibili, nemmeno entro i 12 mesi massimi previsti dalla legge, alcuni appuntamenti relativi alle visite urologiche oltre a quelli per le risonanze magnetiche.

Per una “uroflussometria”, infatti, l’agenda dell’ospedale di Colleferro è risultata chiusa, con liste d’attesa di 13 e 15 mesi, però solo in altre strutture romane. Stesse criticità per gli appuntamenti con priorità programmabile per le risonanze magnetiche della colonna, della mammella e muscolo-scheletrica: tutte liste chiuse. Il 16 giugno i carabinieri Nas sono tornati nuovamente al “Parodi Delfino” per accertare la differenza tra gli slot degli appuntamenti disponibili sulla carta rispetto a quelli messi a disposizione dal sistema informatico aziendale, sul quale è poi intervenuta l’Asl Roma 5 per riaprire le agende.

LE PROTESTE DEI PAZIENTI – “Non si può più aspettare visite mediche ed ecografie dopo un anno! Ci costringete a rivolgersi al privato!”, ha scritto Stefania a Salute Lazio, che ha risposto come a tutti: “Per approfondire il tuo caso specifico ti chiediamo di aiutarci scrivendo direttamente qui https://salutelazio.it/it/servizi/vuoi-fare-una-segnalazione-alla-task-force-regionale Verrai ricontattato da un nostro operatore nel più breve tempo possibile”. Ma Francesca ha rincarato la dose chiedendo se “Un anno per una visita diabetologica è normale?”. E Franco ha confermato, aggiungendo che anche per lui stessa attesa per fare “una flussometria: un anno”.

E non va meglio manco per le impegnative con priorità urgente: “non sono riuscito ad avere un Ecodoppler Venoso d’urgenza- ha denunciato Michele- A pagamento sì”. Mentre Stefano ha raccontato i problemi incontrati al policlinico Tor Vergata (Ptv): “Ieri al PTV 4 ore per il referto di un emocromo per i sistemi in tilt, poi cerchi di prenotare sempre al PTV una Elettroretinografia (dove sono in cura) e primo giorno utile è il 2 febbraio 2027”.

LAZIO MAGLIA NERA – All’inizio del mese anche l’agenzia ministeriale Agenas ha confermato che lo scorso anno sono state registrate troppe impegnative senza “impegno” finale nel Lazio: solo una ricetta su 3, infatti, nel 2025 si è tramutata in un appuntamento ambulatoriale fissato dal Centro unico per le prenotazioni (Cup). I restanti due terzi, quindi, o hanno rinunciato alle cure, oppure si sono rivolti alle strutture private (o all’intramoenia di quelle pubbliche, però pagando le tariffe libero-professionali dei turni-extra di medici, infermieri e tecnici per l’attività fuori dal loro normale orario di lavoro).

La Regione, infatti, è risultata maglia nera nazionale per quanto riguarda gli esami diagnostici e la seconda peggiore (solo dopo l’Abruzzo) per la più bassa percentuale di visite specialistiche fissate dai Cup dopo l’impegnativa rilasciata dal medico di famiglia. E’ questo il rapporto tra prescrizioni rilasciate e prenotazioni effettivamente avvenute secondo il report ministeriale sulla base delle impegnative richieste lo scorso anno: “Sulla base dei dati di Tessera Sanitaria, alla prescrizione medica fa seguito una prenotazione al CUP nel 50,3% delle prime visite e nel 54,4% degli esami diagnostici.

A livello regionale, si passa dal 67,7% della P.A. di Bolzano al 33,7% dell’Abruzzo (il 36,2% nel Lazio), mentre per gli accertamenti diagnostici si va dal 73,4% sempre di Bolzano al 37,3% del Lazio”, ha scritto l’Agenas, che avverte: “percentuali molto elevate di mancata presa in carico della ricetta sono indicative di una qualche difficoltà nella prenotazione di prime visite ed esami prescritti, che deve essere approfondita”.

TROPPE PRIORITA’ A 4 MESI – Un’altra criticità che secondo Agenas deve essere approfondita è l’elevata indicazione nelle impegnative della priorità con i tempi più lunghi: la “P” di “programmata” che rimanda fino a 4 mesi la fissazione dell’appuntamento. Il Lazio risulta la 5° Regione con oltre la metà delle ricette (il 51,4%) che riportano la “priorità P”. Tant’è che Agenas sottolinea come “in alcune Regioni la percentuale di attribuzione del codice di priorità P – da erogare entro 120 giorni – è estremamente elevata (anche oltre l’80%) e questo dato appare non coerente con l’effettuazione di una prima visita o di un esame diagnostico che non sia di controllo.

Attualmente si assiste ad una forte variabilità del dato, che passa dall’85,5% della Basilicata e dall’80,1% della Campania al 7,8% della Toscana e all’8,2% del Piemonte. Su questo aspetto è stato già avviato un confronto con le singole Regioni, al fine di comprenderne le cause e ricondurre a maggiore omogeneità i comportamenti prescrittivi”.

FONTE REFERT – REFERT.SUBSTACK.COM

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