Regione Lazio “maglia nera” delle impegnative mediche: soltanto 1 ricetta su 3 diventa una visita ambulatoriale

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ATTUALITÀ – Troppe impegnative senza “impegno” finale nel Lazio: solo una ricetta su 3, infatti, ce la fa a tramutarsi in un appuntamento ambulatoriale fissato dal Centro unico per le prenotazioni (Cup).

I restanti due terzi, quindi, o rinunciano alle cure, oppure si rivolgono alle strutture private (o all’intramoenia di quelle pubbliche, però pagando le tariffe libero-professionali dei turni-extra di medici, infermieri e tecnici per l’attività fuori dal loro normale orario di lavoro).

LAZIO MAGLIA NERA – Nel 2025, infatti, le prescrizioni sono state seguite da così poche prenotazioni nel Lazio che la Regione è risultata maglia nera nazionale per quanto riguarda gli esami diagnostici e la seconda peggiore (solo dopo l’Abruzzo) per la più bassa percentuale di visite specialistiche fissate dai Cup dopo l’impegnativa rilasciata dal medico di famiglia.

E’ questo il rapporto tra prescrizioni rilasciate e prenotazioni effettivamente avvenute secondo il report stilato dal Ministero della Salute sulla base delle impegnative richieste lo scorso anno: “Sulla base dei dati di Tessera Sanitaria, alla prescrizione medica fa seguito una prenotazione al CUP nel 50,3% delle prime visite e nel 54,4% degli esami diagnostici. A livello regionale, si passa dal 67,7% della P.A. di Bolzano al 33,7% dell’Abruzzo (il 36,2% nel Lazio), mentre per gli accertamenti diagnostici si va dal 73,4% sempre di Bolzano al 37,3% del Lazio”, scrive l’agenzia ministeriale Agenas, che avverte: “percentuali molto elevate di mancata presa in carico della ricetta sono indicative di una qualche difficoltà nella prenotazione di prime visite ed esami prescritti, che deve essere approfondita”.

TROPPE PRIORITA’ A 4 MESI – Un’altra criticità che secondo Agenas deve essere approfondita è l’elevata indicazione nelle impegnative della priorità con i tempi più lunghi: la “P” di “programmata” che rimanda fino a 4 mesi la fissazione dell’appuntamento. Il Lazio risulta la 5° Regione con oltre la metà delle ricette (il 51,4%) che riportano la “priorità P”.

Tant’è che Agenas sottolinea come “in alcune Regioni la percentuale di attribuzione del codice di priorità P – da erogare entro 120 giorni – è estremamente elevata (anche oltre l’80%) e questo dato appare non coerente con l’effettuazione di una prima visita o di un esame diagnostico che non sia di controllo. Attualmente si assiste ad una forte variabilità del dato, che passa dall’85,5% della Basilicata e dall’80,1% della Campania al 7,8% della Toscana e all’8,2% del Piemonte. Su questo aspetto è stato già avviato un confronto con le singole Regioni, al fine di comprenderne le cause e ricondurre a maggiore omogeneità i comportamenti prescrittivi”.

FONTE REFERT – REFERT.SUBSTACK.COM

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