ATTUALITÀ – I pazienti-paganti restano “appagati”, almeno per quanto riguarda i tempi d’attesa: in oltre la metà dei casi, infatti, ottengono la fissazione dell’agognato appuntamento entro 10 giorni.
Questi sono i tempi medi nazionali delle visite e degli esami diagnostici richiesti dai pazienti disposti a pagare più del normale ticket. Ossia la tariffa indicata per le prestazioni erogate in regime libero-professionale da parte dei medici ospedalieri.
E’ l’opzione, prevista dalla legge, per quegli appuntamenti fissati fuori dal normale orario di lavoro dai camici bianchi disponibili ad effettuare la cosiddetta “intramoenia”. Si tratta dell’attività-extra chiamata anche “intramuraria” (ALPI) perché viene effettuata negli stessi ambulatori dell’azienda sanitaria, oppure in studi professionali collegati in rete o presso altre strutture in convenzione.
Il ricorso a questi 69 diversi tipi di appuntamenti in Italia è aumentato del 4,3% (sono stati complessivamente 5 milioni e 142 mila). Il Lazio figura al 6° posto secondo l’ultimo Rapporto appena pubblicato da Agenas, che ha analizzato i dati relativi al 2024. Ma nel Lazio l’incremento è risultato minore alla media nazionale (+1,5%), con 370.225 tra visite specialistiche ed esami diagnostici effettuati in intramoenia (nel 2023 erano stati 364.636).
“A livello nazionale, l’analisi dei 4 monitoraggi evidenzia che circa il 52% delle prenotazioni presenta un tempo di attesa inferiore ai 10 giorni- quantifica Agenas- Un ulteriore 32% delle prenotazioni viene fissato in un intervallo compreso tra 11 e 30 giorni per le visite specialistiche o tra 11 e 60 giorni per le prestazioni strumentali, mentre solo il 16% supera tali soglie temporali”. In tutto lo stivale le prestazioni più richieste “in regime di intramoenia risultano essere la visita cardiologica, ortopedica e ginecologica”. Mentre, per quanto riguarda gli approfondimenti diagnostici, “è l’elettrocardiogramma l’esame maggiormente richiesto, seguono le ecografie dell’addome, l’eco(color)dopplergrafia cardiaca e l’ecografia della mammella”.
Il 91% delle prestazioni in intramoenia è stato effettuato esclusivamente all’interno degli spazi Asl, mentre l’8,8% è stato svolto al di fuori, negli studi privati collegati in rete. “Solo una quota residuale pari allo 0,1% delle attività continua a essere effettuata presso studi non ancora collegati in rete. Tale criticità, quest’anno è circoscritta solo in 3 Regioni: Lazio 0,6%, Piemonte 0,5%, e Sicilia 1,8%”, conclude Agenas. L’agenzia evidenzia anche che “in alcune Aziende il rapporto tra prestazioni erogate in ALPI e il totale supera il 50%, richiedendo approfondimenti mirati”: a Roma per la “Visita Cardiologica con elettrocardiogramma” lo squilibrio è stato riscontrato al San Camillo-Forlanini (51%).
FONTE REFERT – REFERT.SUBSTACK.COM
