
Anche Roma ha il suo Sud di “senza-letto”. Ma a denunciare la mancanza di posti letto nella capitale stavolta è proprio la stessa azienda ospedaliera: il Policlinico Tor Vergata (PTV).
L’azienda torna a lamentare, infatti, una carenza di circa la metà dei letti rispetto ai posti previsti dagli standard nazionale per l’intero quadrante Sud-Est capitolino: “Al PTV sono stati riconosciuti, con DCA N.257/2017, n. 575 posti letto complessivi tra ordinari e Day hospital, che, peraltro, non appaiono sufficienti, nel quadrante di riferimento ove è collocato, per soddisfare il rapporto di 3,7 posti letto per mille abitanti previsti dallo standard nazionale.
Nel territorio circostante il PTV, infatti, risiedono circa 850.000 abitanti e l’insieme dei posti letto presenti nelle altre strutture di ricovero non raggiunge i 1.500, con un rapporto pertanto inferiore a 2 posti letto per mille”. Così ha scritto l’azienda nel suo nuovo “Piano Annuale per la Gestione del Rischio Sanitario (Pars) 2026 Policlinico Tor Vergata”.
DEA DI II LIVELLO MA SENZA SALA PARTO – Una carenza di posti letto malgrado il policlinico Tor Vergata sia stato promosso dalla “Programmazione della rete ospedaliera 2024-2026 in conformità agli standard previsti nel DM 70/2015, che sancisce il PTV come DEA di II livello, di riferimento per l’asse sud-orientale della Regione, che comprende le ASL RM2, RM/6 e ASL di Frosinone”.
Un avanzamento del Pronto Soccorso del PTV, dunque, che è passato da Dipartimento di Emergenza e Accettazione (Dea) di I livello al più completo II livello (vengono così definiti i centri HUB di riferimento per le patologie complesse e tempo-dipendenti: trauma grave, stroke, infarto). Un passaggio Da I a II livello sancito nonostante la mancanza a Tor Vergata del reparto di Ostetricia e Sala Parto, che dopo 10 anni di annunci ancora non “nascono” (malgrado una realizzazione programmata sin dal decreto 214 del 2016). Cinque anni fa il Ptv annunciò “la apertura dei posti di letto della ostetricia ed il completamento dei 40 posti letto della Torre 8 nel 2022”.
Poi nell’aprile 2022 l’azienda ribadì l’annuncio della “imminente apertura del Reparto di Ostetricia e della Sala Parto all’interno del Policlinico”. Infine nel gennaio 2023 il Ptv scrisse di aver bisogno di “medici specialisti in Ginecologia e Ostetricia per l’attivazione ex-novo” del reparto, la cui apertura era prevista “a far data dalla mensilità di settembre” 2023. Ma, 3 anni dopo, il reparto ancora non è nato. Nel novembre 2023 la Regione ha deciso l’“interruzione di gravidanza” del nuovo punto nascita in gestazione all’ospedale Sant’Andrea, dov’era in “travaglio” da ben 7 anni come a Tor Vergata. Lì la Regione Lazio ha “comunicato che la nuova rete ospedaliera in corso di aggiornamento non prevedrà il Punto Nascita all’interno dell’azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea”. Rendendo ufficiale il cambio di destinazione d’uso del nuovo reparto, destinato all’Onco-ematologia.
ROMA 6: “INSUFFICIENTE CAPACITÀ RICETTIVA” – Ma anche nel sud della provincia romana c’è una carenza di posti letto. E, anche in questo caso, a rimarcarlo è proprio la stessa Asl Roma 6 nel suo ultimo bilancio consuntivo. Nei suoi 4 ospedali c’è carenza di letti (500 posti per 541 mila abitanti nei suoi 21 Comuni): “La percentuale di pazienti che viene trasferita per mancanza di posti letto, e quindi per insufficiente capacità recettiva delle nostre strutture di ricovero, sale dal 57% al 59%”, quantifica l’azienda.
Nel 2024 il pendolarismo sanitario verso altre Asl ha riguardato 49.163 residenti dei Castelli. E anche l’Asl ammette che “sotto il profilo della mobilità passiva, il 2024 fa registrare un incremento, seppure contenuto (+3,5%), dei residenti che si rivolgono presso strutture esterne all’Azienda.
Le discipline maggiormente interessate dal fenomeno della mobilità passiva sono Ortopedia, Chirurgia Generale e Ostetricia e Ginecologia- ha scritto il direttore generale dell’Asl Roma 6 nel bilancio consuntivo- La numerosità dei residenti della ASL Roma 6 che si sono rivolti a strutture di ricovero esterne all’Azienda ha subito una flessione in corrispondenza del 2020, per poi risalire rapidamente negli anni successivi, superando i valori pre-pandemici. Il fenomeno, osservato in una prospettiva di medio- lungo periodo, si presenta pertanto come un fenomeno strutturato”.
IL TAGLIO DI 346 POSTI LETTO – Nonostante questo deficit di posti letto, che riguarda anche le Asl Roma 4 e Roma 5, il tavolo ministeriale ha richiamato la Regione Lazio proprio per lo sforamento del tetto relativo al numero dei posti letto. E così il Lazio deve tagliare 346 letti, che sono equivalenti alla scomparsa di un ospedale grande come il Sant’Eugenio (che ha 343 posti).
E’ quanto riportato nella nuova “Rete Ospedaliera 2026-28” pubblicata sul Bollettino ufficiale. Il tavolo di monitoraggio ministeriale ha infatti chiesto al Lazio “che non sfori il tetto di posti letto previsto dal DM n. 70/2015”, ossia il decreto che 11 fa ha riordinato la rete ospedaliera italiana. E per la Regione, dunque, si è “reso necessario procedere all’individuazione dei 346 posti letto da ridurre rispetto a quanto programmato nella DGR n. 869/2023, sulla base del fabbisogno assistenziale ospedaliero.
Tale riduzione corrisponde alla differenza tra i 22.302 posti letto programmati e lo standard previsto dal DM n. 70/2015, pari a 21.674”. Un taglio imposto dagli standard ministeriali, quindi, in una Regione che però ha ancora troppi reparti carenti di letti. Nel 2024, infatti, è stato necessario nel Lazio il “trasferimento per mancanza di posto letto del 2%” tra gli accessi in Pronto Soccorso, con i conseguenti “34.748 ricoveri in una struttura diversa da quella di accesso”, ha quantificato la stessa Regione, aggiungendo che “il tempo di permanenza per i pazienti che necessitavano di ricovero è stato di 640 minuti come valore mediano e di 1.520 minuti come valore medio”.
I LETTI “ATTIVI” MA FANTASMA – La Regione ha anche scritto che “il numero di posti letto a dicembre 2025 risulta inferiore rispetto a quello rilevato a gennaio 2023 in quanto, a seguito di approfondimenti, è emerso che diverse strutture riportavano come “attivi” i posti letto previsti dalla programmazione, generando dei bassi tassi di occupazione. A seguito di tali approfondimenti, è stato richiesto a tutte le strutture di inserire in NSIS i posti letto realmente attivi e/o accreditati, su cui viene effettuato un monitoraggio periodico”.
FONTE REFERT – REFERT.SUBSTACK.COM

