Rocca Priora, appello per la Doganella: troppi visitatori, impatto negativo per l’ambiente

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ATTUALITÀ – Tutela degli anfibi e responsabilità nella comunicazione: è questo il cuore del comunicato diffuso dalla Societas Herpetologica Italica e dal Coordinamento ambientalista dei Castelli Romani in merito alla salvaguardia dell’area umida della Doganella, nel territorio di Rocca Priora.

Una serie di foto e video pubblicati sui social network, talvolta anche da operatori dell’informazione, ha contribuito a far conoscere a un pubblico molto ampio la straordinaria ricchezza naturalistica della Doganella. Un’area che, grazie all’impegno delle associazioni ambientaliste, è diventata Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e sito di importanza europea, oltre a essere riconosciuta come Area di Rilevanza Erpetologica Nazionale (AREN) proprio su impulso della Societas Herpetologica Italica.

Un’attenzione accolta con favore dagli ambientalisti, che sottolineano come raccontare la biodiversità sia il primo passo per proteggerla. Tuttavia, nelle ultime settimane è stato registrato un aumento significativo delle presenze spontanee nell’area, con accessi non regolamentati da parte di singoli visitatori o piccoli gruppi.

Le zone umide, ricordano le associazioni, sono ecosistemi estremamente delicati, soprattutto durante il periodo riproduttivo degli anfibi. Anche un disturbo involontario può compromettere la sopravvivenza di uova e larve. I volontari hanno inoltre segnalato episodi particolarmente preoccupanti: persone che tentavano di prelevare ovature con la convinzione di “metterle in salvo”.

La raccolta o la manipolazione di uova, larve o esemplari adulti di anfibi è vietata dalla legge e rappresenta un grave danno per le popolazioni locali. Gli anfibi, spiegano gli esperti, non hanno bisogno di essere “salvati”, ma che il loro habitat venga rispettato.

Per questo motivo, la Societas Herpetologica Italica e il Coordinamento ambientalista dei Castelli Romani invitano cittadini e associazioni:

  • a evitare l’accesso alle aree di riproduzione;
  • a non manipolare né spostare uova o animali;
  • a non organizzare, in questo periodo, visite guidate o escursioni, almeno fino al completamento della crescita di girini e larve;
  • a sostenere invece azioni strutturate di tutela, come la creazione di corridoi ecologici e il monitoraggio scientifico svolto in collaborazione con enti e associazioni competenti.

“In un pantano – sottolineano – anche poche orme lasciate nel fango possono condannare a morte migliaia di girini e larve”. Da qui l’appello a un’etica della comunicazione: la tutela della natura deve sempre venire prima della ricerca di visibilità, dei click o della notorietà. Senza un limite etico, anche le buone intenzioni rischiano di trasformarsi in un danno.

La biodiversità, concludono le associazioni, si difende con la conoscenza ma soprattutto con il rispetto. Chi desidera dare un contributo concreto può contattare il Coordinamento ambientalista dei Castelli Romani o la Societas Herpetologica Italica attraverso i loro canali social e siti internet ufficiali.

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