CULTURA – Questo studio presenta i risultati della prosecuzione del monitoraggio trentennale del contenuto di anidride carbonica (CO₂) immagazzinata nel Lago Albano, prendendo in esame il periodo più recente compreso tra settembre 2020 e luglio 2023, successivo all’ultimo sciame sismico di lieve entità verificatosi nell’agosto 2020.
I ricercatori hanno analizzato se, anche dopo lo sciame del 2020, si sia verificata la graduale diminuzione del contenuto di CO₂ nelle acque del lago (sotto forma di CO₂ disciolta, bicarbonato HCO₃⁻ e carbonato CO₃²⁻) osservata in seguito ai precedenti e più importanti eventi sismici del 1989-1990, grazie ai parziali rimescolamenti invernali delle acque del lago.
Lo sciame sismico del 2020 ha comportato l’immissione di circa 450 ± 54 tonnellate di CO₂ totale nelle acque profonde del Lago Albano. Nonostante questa ricarica di anidride carbonica e il conseguente degassamento di modesta entità – soprattutto se confrontato con il periodo 1989-2019, durante il quale furono accumulate 154.000 ± 13.200 tonnellate di CO₂ con un rilascio annuale costante – lo studio ha evidenziato che lo sciame del 2020 non solo ha aumentato il contenuto totale di CO₂, ma ha anche innescato un degassamento superiore ai livelli di fondo di lungo periodo, favorito dal rimescolamento invernale del lago.
Durante il primo rimescolamento invernale successivo all’evento sismico (gennaio 2021), si stima che siano state rilasciate dalla superficie del lago fino a 500 ± 60 tonnellate di CO₂. Di conseguenza, il Lago Albano risulta oggi meno ricco di gas di quanto sarebbe stato se lo sciame sismico non si fosse verificato.
Tuttavia, secondo gli autori, il cambiamento climatico potrebbe compromettere i futuri rimescolamenti invernali e quindi il naturale processo di degassamento della CO₂. L’aumento della temperatura delle acque superficiali potrebbe infatti impedire un sufficiente raffreddamento in inverno, mantenendo il lago in una condizione di stratificazione permanente (cioè con un grado più elevato di meromissia) e rendendolo un serbatoio di gas ancora più efficiente.
Attraverso un approccio basato sul bilancio complessivo della CO₂, lo studio evidenzia inoltre che l’anidride carbonica disciolta non viene necessariamente completamente degassata: può essere redistribuita sotto forma di bicarbonato, carbonato e calcite, oltre a subire scambi isotopici tra le diverse specie del carbonio e il metano (CH₄) lungo il profilo verticale del lago, a seconda delle condizioni di pH e temperatura.
Sebbene questa trasformazione delle specie del carbonio possa attenuare la capacità di degassamento del Lago Albano – riducendo potenzialmente i rischi legati all’emissione di gas – potrebbe avere effetti significativi sulla stabilità dell’attività biologica del lago, ad esempio favorendo fioriture algali, e sulle sue interazioni con un’atmosfera in futuro sempre più ricca di CO₂.
ARTICOLO PUBBLICATO SULLA RIVISTA SCIENTIFICA “SPRINGER NATURE” IL 28 LUGLIO 2026
