ATTUALITÀ – Gipse “ko”. Non si tratta del nuovo nome del noto gruppo musicale “Gipsy Kings”, ma del sistema informatico di “Gestione Informazioni Pronto Soccorso Emergenza” (Gipse), andato in tilt per ben 12 ore.
Così nel Lazio i Pronto Soccorso sono risultati non “pronti” dalla notte al pomeriggio, con i medici tornati obbligatoriamente “amanuensi” per fare le annotazioni delle procedure manualmente sui registri cartacei di triage, diagnosi, consulenze, ricoveri e dimissioni. E con i conseguenti, fisiologici, ritardi accumulati per tutta la mattinata e il primo pomeriggio nei 50 Ps laziali. Perché è andato in tilt il sistema informativo di “Gestione Informazioni Pronto Soccorso Emergenza” (Gipse) dei Ps dalle ore 4 sino alle 15 e 30 di oggi.
In alcuni avvisi affissi nei Ps è stato scritto che è stato “a causa di un guasto tecnico verificatosi nella notte”, ma non corrisponde al vero perché il disservizio tecnico era stato preannunciato sin da sabato scorso con il seguente messaggio agli operatori dei 50 Ps laziali: “Si comunica che alle ore 4,00 di martedì 7 luglio sarà effettuato l’aggiornamento del sistema GipseWeb.
L’attività avrà una durata di 4 ore circa, nelle quali il sistema sarà indisponibile. Seguiranno comunicazioni ad inizio e fine attività. In allegato le note di release”. Invece la durata dello stop programmato è finita per triplicarsi: 12 ore di stop. Alle ore 18 su 1.990 pazienti presenti nei Ps del Lazio, 350 quelli “in attesa di ricovero o trasferimento” e 229 “in osservazione”. Le astanterie più congestionate al policlinico Gemelli, con 34 in attesa di ricovero su 124 presenti, al San Camillo (30 su 102) e al policlinico Casilino (27 su 115).
INTERROGAZIONE DELLA MINORANZA – E ora dai banchi della minoranza del Consiglio regionale annunciano la presentazione di un’interrogazione sul caso: “L’emergenza-urgenza di tutti i pronto soccorso del Lazio è stata in tilt per oltre 12 ore. Un fatto gravissimo che non era mai accaduto prima.
Tutta la rete dei pronto soccorso del Lazio è stata senza il sistema informativo che gestisce l’emergenza-urgenza, il GIPSE. Rocca deve spiegare. Questo è il risultato della destrutturazione di LazioCrea, piegata a logiche familiste, nomine e sistemazioni di parenti e amici? È la fotografia del collasso. Rocca venga in Aula a riferire: spieghi le cause del guasto, dica cosa è successo e chiarisca chi risponde di questo”.
Lo dichiarano in una nota congiunta i capigruppo d’opposizione alla Regione Lazio: Mario Ciarla del PD, Marietta Tidei di Italia Viva, Adriano Zuccalà del M5S, Claudio Marotta di Sinistra Civica Ecologista, Alessio D’Amato di Azione e Alessandra Zeppieri di Polo Progressista.
IL PRECEDENTE NELL’OTTOBRE SCORSO – Un caso analogo era accaduto 9 mesi fa: il sistema Gipse anche mercoledì 29 ottobre non funzionò, ma in quell’occasione a causa di un problema di Microsoft Azure, l’infrastruttura informatica da cui dipendono diversi servizi, anche il sistema sanitario laziale. Dalla Regione allora assicurarono: “Non si è trattato di un hackeraggio”.
L’ATTACCO HACKER AL SITO DEL S. ANDREA – Invece un attacco dei pirati informatici c’è stato la scorsa settimana contro il sito istituzionale dell’ospedale Sant’Andrea. “Impossibile raggiungere il sito www.ospedalesantandrea.it”. Questo l’avviso sul sito istituzionale dell’ospedale di Via Grottarossa, divenuto inaccessibile a causa di un attacco hacker e ripristinato soltanto oggi pomeriggio.
A confermarlo al quotidiano Il Tempo è stata la stessa direzione dell’azienda ospedaliera: “Il sito è stato hackerato. Non ci è stato chiesto alcun riscatto. Grazie ai nostri sistemi non c’è stato alcun danno. Solo l’home page è stata bloccata”. Oggi è tornata in linea, scongiurando i timori di un nuovo, lungo caso di portale “offline”, come accadde esattamente 5 anni fa al sito della Regione Lazio. “In data 30/07/2021 un attacco informatico effettuato da Hacker al data center”, annunciò allora la Regione.
E, appena un mese e mezzo dopo, venne colpita da un altro attacco informatico di tipo ransomware la rete dell’azienda ospedaliera San Giovanni-Addolorata. In quei due casi vi fu anche un tentativo di ricatto, con annessa richiesta di riscatto, inviata in lingua inglese dai pirati informatici che “sequestrarono” le 2 piattaforme cibernetiche. Per quella del Sant’Andrea, invece, l’azienda esclude sia richieste di riscatto che danni inferti al sistema informatico.
Nel 2022, dopo l’attacco al sito regionale, l’azienda ospedaliera Sant’Andrea ritenne “necessario l’aggiornamento software e hardware di 400 postazioni di lavoro ormai obsolete e pertanto soggette a vulnerabilità”, chiedendo “ulteriori attività al fine di assicurare un’adeguata sicurezza informatica aziendale”. Con una “variante in corso d’opera” che comportò “un impegno di spesa complessivo pari ad euro 176.803”.
FONTE REFERT – REFERT.SUBSTACK.COM
