CRONACA – Dall’alba di oggi Roma si è svegliata con un’operazione imponente dei Carabinieri. Diciotto persone sono finite sotto misura cautelare — sedici in carcere e due ai domiciliari — accusate, a vario titolo, di traffico di droga, estorsioni, armi illegali e tentati omicidi.
Dietro l’intervento c’è un’indagine partita a maggio 2025, che ha fatto emergere un’organizzazione criminale strutturata e ben radicata, capace di importare grandi quantità di stupefacenti dall’estero e distribuirle nelle principali piazze di spaccio della Capitale.
Non si trattava solo di droga. Il gruppo, considerato tra i più pericolosi a Roma, imponeva il proprio controllo con metodi violenti e intimidatori, tanto da vedersi contestare l’aggravante mafiosa. Recuperare i soldi diventava una questione di forza: minacce, pestaggi e sequestri erano strumenti abituali.
Tra gli episodi più gravi ricostruiti dagli investigatori, c’è il rapimento del padre di un intermediario: prelevato a Sulmona, è stato portato in una casa tra Abruzzo e Lazio, con una pistola puntata alla testa, costretto a chiedere al figlio la restituzione di 200 mila euro. In un altro caso, un intermediario all’estero è stato minacciato di morte per un debito da 50 mila euro. E ancora, un pusher insolvente è stato brutalmente picchiato dentro una chiesa per costringerlo a pagare.
La violenza non si fermava ai debiti. La lotta per il controllo delle piazze di spaccio ha scatenato una vera e propria guerra tra bande rivali. Due tentati omicidi, tra novembre e dicembre 2025 nel quartiere Tuscolano, hanno portato sparatorie in strada, mettendo a rischio anche i passanti. E la tensione non si è fermata: tra il 14 e il 19 aprile 2026 i Carabinieri hanno sventato almeno cinque nuovi agguati.
Per colpire, l’organizzazione aveva persino ingaggiato un killer arrivato dalla Spagna, nascosto insieme al commando in una villetta a Ciampino.
L’indagine ha anche acceso i riflettori su un altro aspetto inquietante: i legami tra l’organizzazione e il carcere di Rebibbia. Dalle intercettazioni emerge un sistema in grado di mantenere contatti costanti con detenuti di alto profilo criminale e perfino di influenzare dinamiche interne al carcere, arrivando a ordinare spedizioni punitive contro altri detenuti.


