Ospedale Riuniti di Anzio-Nettuno: dal 4 maggio chiude il pronto soccorso ostetrico

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ATTUALITÀ – “Non ti disunire”, la celebre frase del film di Paolo Sorrentino, è un imperativo a non perdere la propria essenza. Che, invece, si sta progressivamente smarrendo nei piccoli ospedali della provincia romana: dalla montagna sino al mare.

Due esempi su tutti: dal nosocomio più piccolo del Lazio (Subiaco, ridotto ormai a 34 letti: ci sono più posti, 40, nell’attigua parte che è stata trasformata in una Rems) a un Dea di I livello del litorale, il “Riuniti” di Anzio-Nettuno: entrambi sempre più “disuniti”, appunto. Perché entrambi attendono, uno da 2 e l’altro da 3 anni, i promessi, e più volte annunciati da Regione e Asl, reparti di Terapia intensiva. E perché entrambe le strutture sono afflitte da carenze croniche, tamponate solo con turni-extra a gettone, che però spesso rischiano di non garantire un’adeguata continuità assistenziale, soprattutto nei reparti.

-17 MEDICI A SUBIACO – L’Ospedale di Subiaco è dimezzato e continua a perdere i (pochi) pezzi rimasti (mancano almeno 17 medici). Ed è quindi facile fare i conti in tasca ai soli 14 camici bianchi rimasti in servizio nei 3 reparti e i 2 servizi superstiti. Soprattutto per i gettoni orari pagati per le “prestazioni aggiuntive” dei medici dipendenti, almeno quelli disponibili ad andare oltre il loro normale orario di lavoro con tariffe in regime libero-professionale (80 euro l’ora nei reparti e 100 euro l’ora nei Pronto Soccorso). Nella tabella sulle “Retribuzioni annue lorde dei Dirigenti Sanitari, Professionali, Tecnici e Amministrativi Anno 2025”, infatti, nell’ultima colonna, c’è la sezione “altro”.

E’ la colonna della tabella che comprende le “prestazioni aggiuntive”, ma anche l’attività in intramoenia, le consulenze, le collaborazioni. I 14 medici dell’Ospedale di Subiaco nel 2025 hanno incassato complessivamente ben 739 mila euro di “altro”. I 5 chirurghi (dal dicembre scorso diventati 4: uno ha infatti vinto il concorso e si è trasferito all’ospedale San Camillo come aveva già fatto nel settembre scorso un altro chirurgo, passato all’Ospedale di Viterbo) hanno incassato complessivamente 326.490 euro nel 2025 (con il record di 111 mila euro per un solo chirurgo). Ma l’organico del reparto è dimezzato: secondo la carta Asl dovrebbero essere 8 più il primario. Mentre i 4 medici rimasti nel Pronto Soccorso (a fronte dei 7 previsti), che presumibilmente hanno fatto solo “prestazioni aggiuntive” (perché l’intramoenia nei Ps non c’è) hanno incassato complessivamente 236.288 euro nel 2025 (con punte di 75 mila euro di extra incassati da un solo medico).

A Medicina, il reparto più sguarnito, sono rimasti soltanto 4 medici sui 9 previsti. Però un camice bianco è esentato dai turni, quindi i 3 rimasti hanno complessivamente incassato 154.243 euro di “altro” nel 2025 (con punte di 54 mila euro per un solo medico). Poi ci sono 2 servizi, entrambi rimasti scandalosamente con un solo specialista in organico: la cardiologia e la radiologia. In questo caso, però, nonostante i buchi (mancano almeno 4 medici) i 2 specialisti rimasti hanno incassato soltanto 22 mila euro di “altro” nel 2025: 10.479 uno e 11.594 l’altro. Dall’aprile 2023 Regione e Asl Roma 5 hanno annunciato la riapertura del reparto di Terapia Intensiva ma, oltre 3 anni dopo, nell’ospedale della Valle dell’Aniene (che dista 40 km da quello di Tivoli) non c’è ancora nulla.

LO “SBRACO” DI ANZIO – Il “Riuniti” di Anzio-Nettuno è l’ospedale di riferimento per un bacino di circa 140.000 residenti, che arrivano a oltre 300.000 nel periodo estivo, ma “versa in condizioni critiche: cantieri infiniti, reparti come la rianimazione chiusi da due anni, servizi essenziali garantiti da soluzioni temporanee come TAC mobili e personale a gettone che non garantisce la continuità assistenziale”, sottolinea la Rete No-Bavaglio, che annuncia l’invio di una segnalazione formale al Ministero della Salute e ai NAS dei Carabinieri per denunciare il quadro sempre più critico della sanità nel territorio dell’Asl Roma 6, con particolare riferimento all’ospedale “Riuniti” di Anzio e Nettuno.

A partire dalla decisione di “chiudere, dal 4 maggio, il pronto soccorso ostetrico di Anzio e Nettuno, privando un’area vasta di un presidio essenziale proprio alla vigilia della stagione estiva, quando la popolazione raddoppia e aumenta la pressione sui servizi sanitari.

Il trasferimento delle ostetriche verso l’ospedale di Velletri rappresenta un ulteriore indebolimento dell’offerta locale, con possibili gravi conseguenze sui tempi di intervento nelle emergenze”. Però l’annunciata chiusura del servizio ostetrico è solo l’ultima di quelle denunciate dalla Rete NoBavaglio: “riduzione o mancata attivazione di reparti e servizi essenziali; carenza di personale sanitario, con conseguente sovraccarico delle strutture; ritardi nell’attivazione di servizi specialistici fondamentali; problemi tecnici e strumentali, con apparecchiature non sempre disponibili; lavori e cantieri che da anni incidono sull’operatività degli ospedali e strutture annunciate e inaugurate ma non ancora pienamente funzionanti.

Un quadro che, nel suo complesso, evidenzia una distanza crescente tra gli annunci istituzionali e la reale condizione dei servizi offerti ai cittadini. Alla luce di tali elementi, la Rete NoBavaglio chiede al Ministero della Salute e ai NAS dei Carabinieri di avviare verifiche urgenti sulla gestione della Asl Roma 6, al fine di accertare eventuali criticità, responsabilità amministrative e possibili rischi per la sicurezza dei pazienti”.

FONTE REFERT – REFERT.SUBSTACK.COM

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