ATTUALITÀ – Dieci anni dopo la morte di un degente, deceduto nel luglio 2016, è ora arrivata la sentenza che condanna il San Camillo a liquidare una “somma complessiva pari ad € 532.789”.
Anche perché gli stessi avvocati dell’azienda hanno comunicato che “tenuto conto che la CTU espletata è risultata sfavorevole all’Azienda, ritengono non sussistano elementi utili per proporre appello”. Il San Camillo è già l’azienda che ha pagato la somma più alta di risarcimenti nell’ultimo quinquennio: 34 milioni e 111 mila euro (ma nel 2025 l’importo è calato a 7 milioni e 307 mila euro dopo i 10 milioni e 166 mila euro sborsati nel 2024).
Le 8 aziende ospedaliere romane hanno pagato complessivamente ben 154 milioni di euro negli ultimi 6 anni. Ma è proprio nell’ultimo anno che c’è stato un boom di risarcimenti liquidati, che sono aumentati del +40,7%. Si è passati, infatti, dai 22 milioni e 650 mila euro del 2024 ai 31 milioni e 877 mila euro dello scorso anno.
L’UMBERTO I TRIPLICA – Un “annus horribilis” soprattutto per l’Umberto I, che ha triplicato i risarcimenti, passando dai 5 milioni e 122 mila euro del 2024 ai 15 milioni e 77 mila euro del 2025 (è al secondo posto del mesto podio). Compresi i 900 mila euro del maxi-risarcimento più alto, erogato per il decesso di una giovane degente del policlinico. Perché, “alla luce delle risultanze della consulenza tecnica di ufficio, data la giovane età della paziente e degli eredi danneggiati”, l’Umberto I ha accettato “la proposta transattiva dei ricorrenti” considerata “la rilevanza degli importi inizialmente richiesti e per evitare la successiva fase di merito”, ha scritto l’azienda ospedaliera.
TOR VERGATA +42% – Al terzo posto c’è invece l’altro policlinico, Tor Vergata, con 18 milioni e 519 mila euro nel quinquennio (+42% nel 2025). Un’altra cifra alta, 759 mila euro, è stata liquidata invece agli inizi del 2026 a un paziente che nel 2021 ci ha rimesso un braccio, amputato a causa di “una responsabilità medica in capo ai sanitari del Policlinico Tor Vergata”.
Il Tribunale ha ravvisato “una condotta attendista in relazione all’attesa di oltre 6 ore prima di eseguire il primo intervento di trombectomia; in tale lasso temporale nessun accertamento diagnostico strumentale è stato posto in essere onde comprendere la causa della trombosi del vaso”. Errori medici che “hanno condotto alla necrosi ingravescente dell’arto superiore sinistro ed alla sua amputazione”.
SAN GIOVANNI QUASI RADDOPPIA – Al 4° posto c’è il San Giovanni-Addolorata con 15 milioni e 229 mila euro. L’antico nosocomio ha quasi raddoppiato i risarcimenti l’anno scorso, passando dai 2 milioni e 382 mila euro ai 4 milioni e 33 mila euro del 2025. L’unica isola felice è all’Istituto Spallanzani, che ha erogato solo 45 mila euro di risarcimenti in 5 anni (dal 2021 al 2025).
LA CORTE DEI CONTI – Lo scorso anno la Corte dei Conti ha effettuato 16 sentenze, 9 citazioni a giudizio e 4 inviti a dedurre in tema di “responsabilità medica” e malversazioni nel settore sanitario del Lazio. Nel 2025 l’attività della Corte dei Conti “è sfociata in citazioni a giudizio relativamente a casi di decesso o lesioni gravissime in strutture ospedaliere per omessa diagnosi di ischemia cardiaca da parte di un cardiologo, con conseguente errato trattamento terapeutico (Danno contestato: 961.614 euro all’Umberto I), per intervento chirurgico controindicato a causa di patologie pregresse (Danno contestato: 249.323 euro all’Ospedale Santo Spirito); per complicazioni post-operatorie a seguito di intervento all’anca, dovute a disattenzione da parte degli assistenti medici (Asl Rieti); per errore chirurgico oculistico con distacco della retina (Asl Roma 2); con errate prestazioni diagnostiche e cliniche con conseguente decesso (Danno contestato: 175.000 euro all’Ospedale di Monterotondo)”, ha riassunto il procuratore regionale, Paolo Luigi Rebecchi, nella sua relazione per l’apertura dell’anno giudiziario.
FONTE REFERT – REFERT.SUBSTACK.COM
