CULTURA – Una subalternità sociale, legata alla condizione femminile, e una scelta letteraria controcorrente, quella dialettale.
A portare alla luce le poetesse romanesche del Novecento, l’antologia “Romane per molti versi” presentata ieri 22 gennaio nella sala Carroccio del Campidoglio. Accanto alla curatrice Rosangela Zoppi, hanno preso la parola l’editore Vincenzo Luciani (Edizioni Cofine) e il professor Ugo Onorati, che ha tracciato un’ampia panoramica dei temi affrontati dalle autrici dialettali romane. Dalla condizione femminile alle ineguaglianze sociali, dagli orrori della guerra a minute immagini di vita quotidiana.
Nei versi in cui la denuncia si affianca al lirismo, l’impeto alla grazia, emerge preponderante anche il tema del sesso, “finalmente sdoganato”, ha detto Onorati, “e spesso affrontato in tono accusatorio.” Un amore senza veli in una Roma senza gloria: non la città dagli antichi fasti, non i panorami “oleografici da Grand Tour”, ma un microcosmo brulicante di figure che esternano con rabbia, con rassegnazione,con dolcezza i propri sentimenti. Donne che contribuirono, con la propria voce poetica, a un processo di pieno riconoscimento della figura femminile nella società.
Ma che nel panorama linguistico remarono controcorrente: mentre i media standardizzavano sempre più la lingua italiana, loro abbracciarono la scelta dialettale. Fino a raggiungere anche fama nazionale, come nel caso di Raffaela La Crociera, la bambina-poeta che nel ’54, poco prima di spegnersi, riuscì a commuovere tutta Italia con i versi dolenti del suo “Er zinale”. “Le antologie non rappresentano solo il gusto e la sensibilità del curatore, ma il suo pensiero, il suo intento” ha detto Onorati in apertura.
E “Romane per molti versi” incarna, nella scelta del dialetto e delle donne, tanto una sfida quanto un incoraggiamento: una sfida alla letteratura canonica, maschile e in lingua, e un pungolo al mondo femminile, chiamato “non a ritagliarsi il proprio spazio, ma a prenderselo”, come ha commentato la presidente dell’assemblea capitolina Svetlana Celli, che ha portato i saluti istituzionali. A intervallare la lettura dei testi, a cura di Giuliana Adezio e Tiziana Scrocca, la voce di Sara Modigliani e la chitarra di Sonia Maurer.
(di Anna Di Cesare)

