
CRONACA – Un atto gravissimo ha scosso in questi giorni il Liceo Giulio Cesare di Roma. Nella notte tra il 27 e il 28 novembre — a due giorni da Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne — è comparsa nel bagno degli studenti una scritta inquietante: “Lista stupri”, seguita da un elenco di nove nomi e cognomi di studentesse dell’istituto.
Il gesto è stato denunciato pubblicamente dal collettivo studentesco Zero Alibi, che ha definito la lista «un atto aberrante, sintomo di una cultura patriarcale ancora radicata». Nel comunicato, il collettivo ha sottolineato che «un muro può essere cancellato, ma la cultura alla base del messaggio no: va combattuta».
Immediata la reazione dell’istituto: dirigenti, docenti, studenti — presenti anche numerosi ex alunni — sono stati convocati in un’assemblea straordinaria nell’aula magna. Come segno di solidarietà e per denunciare la violenza di genere, molti hanno marcato sul viso la “riga rossa”, gesto simbolico di ribellione contro ogni forma di discriminazione.
Anche le autorità si sono mobilitate: il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha definito l’episodio «un fatto grave che va sanzionato duramente», annunciando verifiche anche sul rispetto delle nuove linee guida sull’educazione civica e sull’educazione al rispetto della donna nelle scuole.
Il caso del Giulio Cesare — più di un semplice atto vandalico — riaccende con forza il dibattito sulla cultura del rispetto, il ruolo della scuola nell’educazione alla parità di genere e la necessità di interventi concreti per garantire sicurezza, dignità e protezione a tutte le studentesse.