
ATTUALITÀ – Il prossimo 26 agosto la città di Velletri verrà proclamata Civitas Mariae. Il sindaco Ascanio Cascella ha definito il riconoscimento “motivo di orgoglio per l’amministrazione comunale e per l’intera comunità, che vede così valorizzati la propria fede e le proprie tradizioni”.
Parte della cerimonia, e certamente della proclamazione, sarà dedicata al cambio di nome della strada che collega piazza XX Settembre a piazza Caduti sul Lavoro, ovvero via Metabo. Con delibera di Giunta n. 192 del 19 agosto scorso si è stabilito che, d’ora in avanti, si chiamerà via Mariae.
Un annuncio che il sindaco Cascella ha diffuso a mezzo stampa e sui social il 19 agosto, motivandolo così:
“Con questa intitolazione, abbiamo voluto creare un segno tangibile e duraturo di questo momento storico. Via Mariae, la Via di Maria, simboleggia il percorso di fede che la nostra comunità ha compiuto nei secoli e che oggi, insieme, suggelliamo per il futuro”.
Apriti cielo! Mai esclamazione fu più azzeccata.
Sotto i post della stampa locale (fra cui la nostra testata, ndr), nelle condivisioni e nei commenti di molti cittadini di Velletri, non si leggono altro che critiche alla decisione del cambio di denominazione. Bisogna scorrere centinaia di commenti per trovarne qualcuno favorevole: la maggior parte si divide tra ironici, contrari in toto o contrari solo al nome scelto. Insomma, una ricca panoramica di opinioni che conduce a un unico risultato: no al nome via Mariae.
Tra i tanti commenti, quello che ha attirato l’attenzione di molti – e della nostra redazione – è stato quello del dottor Stefano Giorgi, medico in pensione, scrittore, profondo conoscitore della storia di Velletri e soprattutto uomo dichiaratamente laico, tanto da sentirsi offeso per la scelta dell’amministrazione Cascella.
Dottor Giorgi, questo cambio di nome da via Metabo a via Mariae sta suscitando non poche critiche, fra le quali la sua, molto garbata ma pungente ed incisiva. Cosa ci dice in merito?
“Dico che se la maggioranza dei veliterni è fin troppo silenziosa per paura, perbenismo o per non inimicarsi questo o quell’altro politico di turno, io dichiaro che questo cambio di nome ha il carattere di un piccolo golpe, cioè di una decisione calata dall’alto che non rispecchia per niente ciò che vogliono i veliterni”.
Cioè, si spieghi meglio. Anche se l’uso della parola “golpe” per un cambio di nome a una strada mi pare un po’ eccessivo.
“Un golpe, ripeto, al quale ha partecipato anche una parte della minoranza che resta in silenzio. Questo cambio di nome è una mancanza di rispetto e un modo per snaturare il principio democratico. Attraverso questo nuovo nome si manca di rispetto al principio di laicità, alle persone che hanno posizioni diverse dal punto di vista religioso: che siano atei o cristiani, ma non con atteggiamenti così bigotti e clericali”.
Però non è una decisione campata in aria: è stata presa in un momento ben preciso, in occasione della proclamazione di Velletri a Città di Maria.
“Non vuol dire nulla, non si cancella la storia con un tratto di penna. Se non ricordo male, via Metabo si chiama così dal 1617. Tu capisci che, facendo così, si cancella un pezzo di storia della nostra città. Se si voleva attingere alle tradizioni veliterne di devozione verso la Madonna, si poteva farlo intitolando una piazza o una strada che ora non hanno un nome preciso o specifico alla Madonna delle Grazie”.
Bisognerebbe cercare una piazza o una strada senza nome, e la vedo difficile come ricerca. Inoltre c’è già piazza Metabo: alla fine si cancellerebbe una ripetizione.
“Ma che vuol dire? Sarà pure una ripetizione, ma è pur sempre parte della storia della città: da sempre si chiama così”.
Lei si troverebbe d’accordo, da laico, con una denominazione alla Madonna delle Grazie?
“Via Mariae è un nome brutto: è una parola in latino che pochi capiscono, che a molti sembra una storpiatura o addirittura un plurale. È un nome inventato dall’amministrazione. Se cercava il consenso, questa era l’occasione migliore per coinvolgere i cittadini e proporre una sorta di referendum popolare sulla scelta del nome. Una consultazione vera e propria. Io, nella mia critica, non voglio certo infierire contro la scelta del sindaco, ma avrebbe dovuto appellarsi alla sensibilità della gente prima di fare una scelta del genere”.
In questa polemica, non solo sua, salta all’occhio anche una certa contraddizione: da un lato la grande devozione dei veliterni verso la Madonna delle Grazie, dall’altro il rifiuto di un’intitolazione che, ai miei occhi, dovrebbe renderli orgogliosi visto che sancisce ad aeternum proprio la loro devozione.
“Velletri è sempre stata città “Est mihi libertas papalis et imperialis” (“Io ho libertà del Papa e dell’Imperatore”), cioè il suo motto sottolinea la sua libertà. E ora perché si ripiega su questo atteggiamento clericale?”.
Però le ho fatto un’altra domanda: come spiega la grande devozione con il rifiuto di un’intitolazione proprio alla Madonna?
“È proprio il nome: via Mariae è improponibile”.
Quindi, se avessero deciso per “via Madonna delle Grazie” avrebbe avuto più senso? Qui però si parla di Maria, madre di Dio, non della “nostra” patrona della diocesi e culto di Velletri in senso stretto.
“Però avrebbe avuto più senso, perché più radicato alla nostra storia e tradizione culturale e religiosa. E poi, soprattutto, perché Velletri deve essere una Civitas Mariae? Che siamo, una succursale del Vaticano?”.
Però è un fatto che accadrà il 26 agosto.
“La democrazia di per sé è laica, mai di parte. Non capisco perché ora Velletri debba diventare una specie di santuario devozionale alla figura di Maria. La devozione va rispettata, ma non tutti sono devoti: perché questi non devono avere voce in capitolo? Quando c’è la processione ci sono centinaia di persone, ma non sono la maggioranza. I veliterni sono più di 50mila e tutti vanno rispettati. Io trovo questa una vera mancanza di democrazia: i cittadini andavano consultati, perché si sta facendo una scelta di parte che tocca profondamente la nostra storia plurisecolare. Sono rimasto stupito dalle centinaia di persone che hanno preso posizione: evidentemente si è andati a toccare un nervo scoperto”.