Nemi rischia di restare senza medico di famiglia: protesta di molti cittadini

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CRONACA  A partire dalla fine di agosto, il comune di Nemi rischia di rimanere senza medico di famiglia.

Dopo il pensionamento del dottor Stefano “Claudio” Canterani, figura storica della medicina generale nel borgo, il medico che lo aveva temporaneamente sostituito ha deciso di trasferire il proprio ambulatorio a Genzano, usufruendo degli spazi messi a disposizione dalla Asl Roma 6 presso l’ex ospedale De Sanctis.

Una decisione legittima, ma che di fatto priverà Nemi di un presidio sanitario fondamentale: lo studio medico del centro storico, in Corso Vittorio Emanuele 28, potrebbe chiudere definitivamente. Questo significherebbe, per circa 1.500 assistiti, dover percorrere tra andata e ritorno circa 10-12 km per una semplice visita di base, con gravi disagi soprattutto per gli anziani, i malati cronici e i disabili, molti dei quali sprovvisti di mezzi di trasporto.

La popolazione non è rimasta a guardare: è già partita una raccolta firme porta a porta, nei bar, in strada, che in pochi giorni ha già raccolto centinaia di adesioni. La petizione sarà inviata alla Asl Roma 6, al Comune di Nemi e ad altri enti competenti per sollecitare una soluzione urgente.

«Non possiamo accettare che il nostro paese resti senza medico – spiega Claudio P., uno dei promotori della petizione –. Ci sono persone che non possono spostarsi facilmente, e perdere lo studio del centro significherebbe abbandonarle.»

Molti cittadini propongono una soluzione concreta: incaricare ufficialmente la dottoressa Ciortea, che negli anni ha già sostituito il dottor Canterani durante le sue assenze e che conosce bene molti degli assistiti. Attualmente lavora in una struttura sanitaria privata del territorio e, secondo diverse testimonianze, sarebbe disposta a subentrare, mantenendo aperto lo studio di Nemi.

«La dottoressa Ciortea è una professionista stimata, che ha già operato nel nostro paese – racconta Elisabetta B., un’anziana residente –. Speriamo che l’Asl valuti seriamente questa possibilità.»

L’obiettivo della cittadinanza è chiaro: scongiurare la chiusura del presidio sanitario entro il 28 agosto e garantire continuità assistenziale nel territorio. Ora la palla passa alle istituzioni.

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