
ATTUALITÀ –WhatsApp ha recentemente introdotto Meta AI direttamente nella sua barra di ricerca. Una mossa che, almeno in apparenza, può sembrare un passo avanti tecnologico.
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha però aperto un’indagine per capire se questa integrazione sia avvenuta senza un consenso chiaro da parte degli utenti, e se possa rappresentare un abuso di posizione dominante.
Secondo l’Antitrust, molti utenti si sono ritrovati Meta AI attivo automaticamente, senza essere informati in modo trasparente o poter decidere se attivarlo o meno. In pratica: chi usa WhatsApp potrebbe essere stato “spinto” verso l’utilizzo dell’assistente AI senza rendersene conto.
Un comportamento che, secondo l’AGCM, potrebbe violare le regole sulla concorrenza e sul rispetto del consumatore, configurando una forma di imposizione tecnologica.
Questa indagine arriva in un momento in cui l’Europa è sempre più attenta ai comportamenti delle big tech. Con il nuovo Digital Markets Act, aziende come Meta – definite “gatekeeper” – devono garantire maggiore trasparenza e libertà di scelta agli utenti. L’integrazione automatica di servizi come Meta AI su piattaforme di massa come WhatsApp potrebbe andare in direzione opposta.
Se l’indagine dovesse concludersi con un giudizio negativo, Meta potrebbe essere costretta a modificare l’integrazione di Meta AI, rendendola opzionale e disattivabile. E non è tutto: in base alle regole europee, la sanzione può arrivare fino al 10% del fatturato globale dell’azienda.
Dal canto suo, Meta si difende sostenendo che l’introduzione di Meta AI rappresenta un servizio innovativo, offerto gratuitamente agli utenti in un ambiente che conoscono bene. La scelta, secondo l’azienda, sarebbe pensata per migliorare l’esperienza d’uso, non per manipolarla.
Il punto centrale è uno: l’intelligenza artificiale deve essere una scelta, non un’imposizione.