
POLITICA – L’Italia ha ufficialmente aderito al fondo SAFE (Security Action for Europe), l’iniziativa da 150 miliardi di euro istituita dall’Unione Europea per finanziare acquisti di armamenti e potenziare la difesa comune fino al 2030.
Fino a poche settimane fa, l’Italia si mostrava titubante: il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e la Lega guidata da Matteo Salvini avevano messo in guardia sul rischio di aumentare il debito pubblico a causa dei prestiti militari. Alla fine, però, è stata scelta una linea pragmatica: accedere ai fondi a tasso agevolato, evitando costi elevati sulle emissioni di debito nazionale.
Il piano è parte integrante del più ampio progetto ReArm Europe / Readiness 2030, che prevede investimenti fino a 800 miliardi di euro per rafforzare l’autonomia strategica europea. SAFE utilizza prestiti a lungo termine a tassi competitivi, garantiti dal bilancio UE, e richiede piani nazionali di investimento coordinati, preferibilmente in cooperazione tra almeno due Stati membri per appalti congiunti.
Impatti e scelte strategiche
- Finanziamenti a basso costo
Accedere a prestiti Ue a tassi più convenienti rispetto al mercato obbligazionario nazionale migliora la sostenibilità dell’indebitamento pubblico, senza penalizzare altri settori come sanità e welfare. - Rispetto del Patto di Stabilità
La Germania, insieme ad altri paesi, ha attivato la clausola di salvaguardia nazionale consentendo una deroga temporanea ai vincoli di deficit (< 3% del PIL) fino all’1,5% del PIL extra in spesa militare: l’Italia mantiene la sua adesione al Patto, accedendo al fondo senza generare ulteriore deficit strutturale. - Coordinamento europeo
SAFE promuove appalti congiunti tra paesi UE, riducendo la frammentazione del mercato della difesa e favorendo interoperabilità e economie di scala. - Industria nazionale stimolata
Con la regola del 65% di “Buy European”, l’Italia punta a potenziare la produzione interna e consolidare il tessuto di imprese tecnologiche e strategiche attive nella difesa.
L’adesione al fondo SAFE è arrivata più per necessità che per convinzione, quasi come se il Paese si fosse lasciato trascinare dalla corrente politica europea tutta rivolta al riarmo per rianimare l’economia e obbedire alle volontà della politica di Trump.