Contributi INPS non versati, multe salate e rischi penali per le aziende

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ATTUALITÀ – Il mancato versamento dei contributi previdenziali da parte del datore di lavoro non è solo una dimenticanza da sanare, ma un vero e proprio illecito che può portare a sanzioni molto pesanti, sia sul piano civile che penale.

La Corte Costituzionale ha recentemente confermato che, anche se le somme non versate sono inferiori a 10.000 euro l’anno, le sanzioni possono essere salatissime: si parla di una multa che va da una volta e mezza fino a quattro volte l’importo omesso. Oltre questa soglia, scattano anche le conseguenze penali, con la possibilità di finire in carcere (da sei mesi a tre anni) e una multa fino a 1.032 euro.

Ma non è finita qui: le sanzioni civili applicate dall’INPS sono altrettanto severe. In caso di semplice omissione, si applica un interesse del 9% annuo, fino a un massimo del 40% del totale non versato. Se invece si configura un comportamento fraudolento, come la falsificazione dei documenti o dei dati, la sanzione può salire fino al 30% annuo, con un tetto massimo del 60%.

E i lavoratori? Anche se il datore di lavoro non ha versato i contributi, il diritto alla pensione resta tutelato, grazie al principio di “automaticità delle prestazioni”, a condizione che il rapporto di lavoro sia regolare.

Il termine per il recupero dei contributi è di 5 anni, ma può salire a 10 se il lavoratore segnala l’irregolarità all’INPS entro il primo quinquennio. È quindi fondamentale controllare periodicamente l’estratto conto contributivo (tramite SPID sul sito dell’INPS) e segnalare subito eventuali anomalie.

Per le aziende in ritardo, è possibile mettersi in regola attraverso il cosiddetto “ravvedimento operoso”: se si paga spontaneamente entro 120 giorni, si ottiene una forte riduzione delle sanzioni. Se invece si regolarizza entro 30 giorni da un accertamento, la multa può essere dimezzata.

E se i contributi sono ormai prescritti? In quel caso, l’unica strada possibile è quella della rendita vitalizia: si paga una somma all’INPS per coprire i periodi non coperti, così da non perdere il diritto alla pensione. In alternativa, si può valutare il riscatto tramite la pace contributiva, per coprire fino a cinque anni scoperti tra il 1996 e il 2023.

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