Case funerarie e sale del commiato, la Regione detta regole più rigide

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POLITICA – Le case funerarie e le sale del commiato nel Lazio avranno presto regole precise e stringenti. È quanto prevede lo schema di deliberazione n. 100, presentato dalla Giunta e illustrato il 4 luglio in Commissione Sanità, sotto la presidenza di Alessia Savo (FdI).

Il provvedimento fissa per la prima volta criteri uniformi su autorizzazioni, requisiti strutturali, distanze minime e modalità di vigilanza per le strutture dedicate all’estremo saluto.Ma se da un lato il regolamento promette più ordine, igiene e rispetto per il momento del lutto, dall’altro solleva dubbi e preoccupazioni tra gli operatori funebri, soprattutto i più piccoli, che temono maggiori costi, burocrazia e concentrazione del mercato. 

Il testo – composto da 9 articoli – stabilisce che l’apertura e la gestione delle case funerarie possa avvenire solo previa SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), accompagnata dal parere favorevole della ASL. La vigilanza spetterà ai Comuni, con il supporto della Polizia Locale e dei servizi sanitari.

Vengono imposti vincoli rigidi sull’ubicazione:

• Vietate all’interno di ospedali, RSA, strutture sociosanitarie, obitori o cimiteri;

Distanza minima di 150 metri da crematori, cimiteri e strutture sanitarie;

• Vietate in stabili dove ci siano abitazioni civili;

• Accesso autonomo, separato dal resto dell’edificio.

Inoltre, ogni struttura dovrà rispettare almeno 14 requisiti igienico-strutturali, tra cui spazi dedicati per l’osservazione delle salme, camere ardenti, sale cerimonie, bagni separati per personale e visitatori, depositi materiali e locali di preparazione. Anche le cosiddette sale del commiato, luoghi destinati a riti religiosi o laici per il saluto ai defunti, seguiranno regole analoghe.

Molti operatori funebri, soprattutto di dimensioni medio-piccole, denunciano che adeguarsi ai nuovi standard comporterà investimenti onerosi, specialmente per chi non dispone di immobili adeguati o facilmente riconvertibili.

Le restrizioni urbanistiche – in particolare la distanza obbligatoria da ospedali e cimiteri – potrebbero rendere difficile o impossibile trovare aree compatibili, soprattutto nei centri urbani. Alcuni temono che ciò porterà alla concentrazione dei servizi in mano a poche grandi società.

Anche i tempi di attivazione potrebbero allungarsi. Il coinvolgimento della ASL e dei Comuni per ogni nuova autorizzazione rischia di rallentare l’apertura di strutture già pronte, o di bloccarne alcune che oggi operano in zone “borderline”. 

Per ora, il testo deve ancora completare il suo iter approvativo. Ma se confermato, rappresenterà una svolta per il settore funebre laziale. Una svolta che potrebbe elevare gli standard, ma che – come spesso accade – potrebbe penalizzare i più piccoli a vantaggio dei grandi.

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