Crik Crok di Pomezia, storia di un’azienda con un passato importante e un futuro incerto

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ATTUALITÀ – La Ica Foods – nota per il marchio Crik Crok – ha attraversato diverse fasi di crisi e rilancio, ora rischia la chiusura definitiva.

Nel 2015 l’azienda di Pomezia ha chiesto il concordato preventivo a causa del calo dei consumi e della riduzione dei punti vendita (bar, supermercati ecc.). Nel 2017 la proprietà, attraverso Ica Foods International, guidata da AT Srl ha avviato il concordato con l’obiettivo di salvare circa 150 posti di lavoro. Nel maggio 2019 il piano è stato omologato e il nuovo assetto ha puntato ad un rinnovamento industriale e commerciale, con nuovi packaging e aromi, allargando la rete distributiva in Italia e all’estero.

Nel novembre 2023 è stato siglato un finanziamento strategico da parte dell’imprenditore Antonio Scaramuzzino per iniettare 3 milioni di euro nel piano di salvataggio, a fronte di perdite dichiarate di circa 15.000 euro al giorno. 

Nonostante il rilancio, l’azienda continua a subire perdite elevate e dipende da nuovi investimenti e capitali esterni per coprire i costi. Il settore alimentare sta soffrendo rincari per l’energia, le materie prime e il packaging: problemi evidenziati anche dai sindacati nel 2023, che sottolineano l’impatto diretto di questi aumenti su costi e competitività interna.

Il rilancio prevede il pareggio entro il prossimo esercizio ed è basato su ampliamento quota di mercato e rinnovamento industriale. Tuttavia l’efficacia di queste misure non è ancora pienamente visibile. Il salvataggio del 2023 dimostra quanto l’azienda faccia affidamento su iniezioni straordinarie di capitale; senza queste, l’azienda rischia di trovarsi ancora senza liquidità sufficiente.

La fabbrica di Crik Crok a Pomezia ha compiuto passi importanti verso il rilancio, ma restano forti segnali di instabilità: perdite elevate, pressione competitiva e dipendenza da capitali esterni. Senza un’accelerazione del piano industriale e una solida strategia di espansione e contenimento costi, l’azienda potrebbe ritrovarsi nuovamente sull’orlo del fallimento. Il futuro dipende dalla capacità di trasformare gli investimenti in guadagni salvaguardando i posti di lavoro e il marchio.

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