
CRONACA – Nel pomeriggio del 13 giugno una donna si è presentata presso l’ospedale di Tivoli lamentando un forte di mal di testa, senza offrire inizialmente alcuna indicazione sulla sua origine.
Il personale del pronto soccorso, specializzato nel contrasto alla violenza ai danni delle donne, rilevati ematomi e gonfiore sul volto della donna, ha attivato immediatamente il cd Codice Rosa, avviando specifici accertamenti sanitari e chiedendo l’intervento della Polizia di Stato.
Dopo alcune incertezze, la donna ha raccontato al personale di essere stata aggredita nella notte tra il 12 e il 13 giugno dal suo fidanzato a causa del rapporto “travagliato, con un continuo lasciarsi e riprendersi”.
Il 17 giugno, lasciato l’ospedale, la donna è stata ascoltata nuovamente da personale della Polizia di Stato e ha riferito specifici particolari sull’aggressione patita verso le 02.00 del 13 giugno quando ha ricevuto una telefonata da parte dell’indagato che l’aveva minacciata di ucciderla perché lei aveva pubblicato alcune fotografie su Instagram che la ritraevano durante una passeggiata in compagnia di alcuni conoscenti.
Dopo pochi minuti è stata raggiunta dall’indagato che è entrato nell’abitazione, scavalcando una finestra e una volta all’interno ha iniziato a colpirla con pugni e calci, l’ha obbligata a sedersi, ha iniziato a controllare il suo smartphone, picchiandola ripetutamente, precisando che ogni colpo le era dato per i like che aveva ricevuto per le foto pubblicate.
La donna è stata poi trascinata fuori casa perché doveva “completare l’opera….stasera devo finire quello che c’è da finire altrimenti ho buttato due anni”. La donna ha tentato di rifugiarsi in un’abitazione vicina, ma l’uomo l’ha afferrata con violenza e l’ha trascinata verso la sua automobile.
Le sue urla hanno allertato una vicina che ha intimato all’uomo di fermarsi. L’uomo ha minacciato le due donne dicendo loro che, se avessero chiamato le Forze dell’Ordine, avrebbe fatto loro del male (“stai attenta a te se chiami i Carabinieri, perché se mi fai arrestare io metto una tacca a ogni giorno di galera che mi faccio e quando esco sono cazzi tuoi”), rimanendo sul posto ad inveire per circa mezz’ora.
La donna ha riferito della possessività dell’uomo, del suo controllo ossessivo, degli insulti e delle minacce di morte patite, della sua aggressività, condotte che la costringevano a ridimensionare la sua vita ed i suoi movimenti. Ha spiegato che più volte aveva tentato di interrompere la loro relazione, ma che non vi era mai riuscita per la resistenza dell’uomo che proseguiva nel suo controllo ossessivo.
La donna ha deciso di rientrare in casa e, in considerazione dell’evidente rischio per la sua incolumità, dopo che era stata assicurata costantemente l’opportuna vigilanza del personale della Polizia di Stato, il 18 giugno il PM ha depositato la richiesta di misura cautelare in carcere per l’uomo.