Lariano, Montecuollo chiude la campagna elettorale in una piazza Santa Eurosia gremita

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POLITICA – Francesco Montecuollo ha chiuso la sua campagna elettorale a sindaco di Lariano con un comizio finale molto intenso ed emotivo a piazza Santa Eurosia. La grande partecipazione al comizio di Piazzale Luigi Brass del giorno prima, aveva fatto presagire che la festa di chiusura in piazza sarebbe stata molto partecipata.

A quest’ultimo comizio è intervenuto solo il candidato Sindaco, che ha poi voluto far leggere in piazza cinque delle lettere e messaggi che gli sono stati mandati dai tantissimi cittadini e cittadine durante questa campagna elettorale.

Questo il discorso del candidato Sindaco:

“In questi mesi, ogni giorno ho imparato qualcosa di nuovo da voi. Vi devo ringraziare uno ad uno perché, credetemi, mi avete reso un uomo migliore. Dice un personaggio del famoso romanzo “Il buio oltre la siepe”: “Non riuscirai mai a capire una persona se non cerchi di vedere le cose dal suo punto di vista. Finché non ti metti nei suoi panni”.

Questo ho fatto durante gli ultimi mesi. Mi sono messo nei panni dei tantissimi di voi con cui ho parlato. Ho cercato di guardare Lariano dal punto di vista di ciascuno di voi. E ho maturato la forte convinzione che nonostante una certa politica, sotto la cenere cova una straordinaria forza e bellezza. Dobbiamo spazzare via, tutti insieme, quella cenere e far tornare ad ardere il fuoco che ha reso grande una piccola cittadina come la nostra. Dobbiamo ridare a Lariano la luce che merita!

Ho deciso di scendere in campo in prima persona perché ho da sempre fatto mio il detto: “Se credi che qualcosa deve essere sistemata allora rimboccati le maniche e datti da fare”. E per questo vi chiedo di fare la stessa cosa. Non solo di fidarvi di me ma di rimboccarvi le maniche insieme a me e credere che insieme potremo sistemare ogni cosa!

Finché restiamo un insieme di individualità faremo il gioco di chi si sente in diritto di decidere al posto nostro. Ma se saremo uniti, se dimostreremo ancora una volta che siamo una comunità forte e coesa, risolleveremo la nostra città e il suo tessuto sociale ed economico.

Perché i conti del comune saranno anche in ordine, e di questo dobbiamo essere felici, ma lo sono perché i larianesi sono persone operose che non si danno per vinte. Nonostante la crisi, nonostante la pandemia e nonostante un sindaco che per 10 anni è rimasto chiuso nel palazzo a pensare solo al proprio tornaconto elettorale.

Hanno disperatamente cercato di raccontarci una storia diversa. Come se negli ultimi 10 anni avessero fatto qualcosa di più della ordinaria amministrazione. Hanno fatto una campagna elettorale senza raccontarvi la loro visione del futuro di Lariano e sapete perché? Perché non ce l’hanno! La maggior parte del tempo l’hanno passato a parlare di noi seguendo il famoso detto: Se non puoi demolire le idee demolisci chi le propone.

Hanno provato a buttare fango su di me, sulla mia famiglia e sui nostri candidati ma non ci sono riusciti perché il vostro affetto e la vostra fiducia ci hanno protetti da tutto questo. Hanno detto che mi sono svegliato una mattina e ho deciso di fare politica ma che la politica è altro e devo lasciarla fare a loro. Beh, amici, hanno ragione. Io quella politica lì non la so fare e vi dico di più: grazie al cielo non la farò mai!

Io non sono un politico come lo intendono loro, non sono un politicante: sono un uomo, un padre di quattro meravigliosi ragazzi, un figlio, un Farmacista, un imprenditore e un amministratore! E questo voglio dare alla nostra città, un sindaco che amministri saggiamente. E cosa che loro non riescono proprio a capire, voglio farlo insieme a voi!

Perché non mi stancherò mai di dire che a Lariano non serve un uomo solo al comando che decide per tutti ma un Sindaco! Come ne abbiamo avuti prima di questi ultimi 10 anni. Un primo cittadino che sta tra i suoi concittadini e che decide insieme a loro per il bene di tutti.

Non un sindaco che governi sulla paura di contraddirlo ma un sindaco che sia governato dalla voglia di confrontarsi e che ami la sua città più del proprio ego. Ho detto in apertura di campagna elettorale che non avrei parlato male degli avversari e quindi la chiudo qui. Perché parlare del passato è un esercizio deprimente e perché parlare degli altri è quello che fanno i perdenti.

Noi invece vinceremo e guideremo la prossima amministrazione. E una promessa ve la voglio fare: vi prometto che farò di tutto perché sia ricordata come l’amministrazione che ha riunificato i Larianesi e che gli ha ridato l’orgoglio di essere cittadini di Lariano.

Voglio parlare del futuro perché a differenza loro di progetti da portare avanti noi ne abbiamo tanti. Perché il nostro programma non si basa su parole al vento che cercano di tenere in campo un pallone logoro e ormai sgonfio. Noi abbiamo una visione concreta della Lariano del futuro e si basa su quattro pilastri solidi di cui vi ho parlato in questa campagna elettorale:

1)    Il LAVORO, che ci da serenità e dignità;

2)    La SICUREZZA, perché nessuno si senta più in pericolo in casa propria e per strada;

3)     La SALUTE, perché non possiamo più aspettare settimane o mesi per una visita medica;

4)    Il TURISMO, perché Lariano non ha nulla da invidiare alle capitali del turismo eno-gastronomico del Lazio e perché le nostre bellezze devono essere valorizzate e fatte conoscere a tutti!

La Lariano che abbiamo nella mente e nel cuore deve essere più attenta ai propri concittadini. Dai più anziani ai più piccoli. Dalle famiglie a chi vive da solo. Da chi abita in una contrada fino a chi vive al centro. La Lariano dei prossimi anni deve abbattere ogni barriera, architettonica e burocratica, per permettere a tutti i cittadini di avere le stesse opportunità.

La Lariano che costruiremo insieme deve essere una città di cui si possa tornare ad essere orgogliosi! Ma senza i Larianesi, senza di voi, tutto questo non è possibile. Senza di voi si continua a tirare a campare con l’ordinaria amministrazione mentre si favoriscono i soliti amici.

Ora mi rivolgo a voi per l’ultima volta da candidato a Sindaco di Lariano:

Domenica avrete un grande potere. Il potere di scegliere tra il passato e il futuro. Tra un sindaco che sparirà per altri 5 anni trincerato dietro la porta del suo ufficio e un primo cittadino che si confronta tutti i giorni coi suoi concittadini. Quella matita sarà la vostra arma più potente perché vi consentirà di mettere la parola fine a un intero capitolo in bianco e nero e vi permetterà di tornare ad essere finalmente protagonisti di una Lariano piena di colore.

Allora il vostro non sarà solo un segno a matita su una scheda ma un segnale, inciso nella pietra, che voi, come altre migliaia di nostri concittadini, avete scelto di guardare avanti. Verso una Lariano migliore. Sarà il segnale che volete riappropriarci della nostra Lariano, che volete tornare a far sentire la vostra voce sulle scelte che riguardano tutti noi. Sarà la dimostrazione che non siamo un elenco di individualismi ma una comunità di donne e di uomini che vuole rimboccarsi le maniche e sistemare le cose.

Io ci sono e sono pronto! Vi chiedo per l’ultima volta di unirvi a noi per mettere Lariano finalmente in buone mani e per scrivere insieme, a partire da domenica, il prossimo grande capitolo della storia di Lariano!”.

A quest’ultimo comizio è intervenuto, sottolineiamo, solo il candidato Sindaco, che ha poi voluto far leggere in piazza cinque delle lettere e messaggi che gli sono stati mandati dai tantissimi cittadini e cittadine durante questa campagna elettorale. Le pubblichiamo integralmente:

Caro Francesco, mi chiamo Francesco come te e come te sono nato e cresciuto a Lariano, il paese a cui appartengo con orgoglio e al quale sono legato. Vorrei poter affermare che è anche il luogo migliore dove vivere perché ci sono le migliori condizioni possibili: spazi verdi dove poter fare una passeggiata respirando aria pulita, una pista ciclabile dove poter pedalare in sicurezza, servizi scolastici e assistenza sanitaria all’avanguardia. Un paese che sappia valorizzare le proprie peculiarità territoriali trasformandole in opportunità di lavoro e sviluppo socio-economico. Abbiamo un paese a pochi Km (Cori), che ha fatto del proprio territorio un motivo di successo economico nel settore vinicolo, dolciario e oleario esportando anche fuori dai confini nazionali. Noi a Lariano non siamo ancora riusciti ad avere una zona riservata alle attività produttive, i famosi piani di insediamento sono rimasti solo teoria. Settori importanti come quello della panificazione e del legname versano in una crisi preoccupante. Io personalmente ho dovuto trasferire la mia azienda in un paese limitrofo in quanto venivano a mancare, a Lariano, le strutture basilari per poter sviluppare le attività nel migliore dei modi. Questo ha fatto sì che si interrompessero anche rapporti con l’indotto costruito con anni di sacrificio. Vi assicuro che per il sottoscritto è stato doloroso. Quello che è mancata è una visione a 360 gradi. Non bastano le competenze e le conoscenze ma occorrono idee nuove che nascano dalla voglia di confronto e dalla volontà di lavorare con umiltà trasformando la collaborazione in un momento di forza. Senza confronto. Senza collaborazione. Senza umiltà. Ma con prepotenza e dispotismo non avremo futuro.

Caro Francesco, mi chiamo Alessandro e la mia storia ha molti punti in comune con ciò che vorremmo per Lariano. Sono nato in una borgata romana più di quarant’anni fa e li era facile guadagnare molto con poca fatica, bastava scegliere tra la droga da vendere o altri affari poco leciti; la mia attenzione invece fu colpita da un gruppo di ragazzi neo laureati che aprirono una scuola popolare proprio in quel quartiere, che mi parlarono di mutuo soccorso e volontariato, che aiutavano ragazzi come me, con poche possibilità economiche o altri, anche detti “ragazzi difficili”, ma soprattutto si sforzavano di tenere lontani dalla strada i giovani del quartiere; la Roma di quegli anni era lontana dalle periferie e alcuni dei miei amici d’infanzia non hanno fatto la mia stessa scelta, pagandone le conseguenze, tra detenzione, comunità di recupero, o la morte. Alla fine degli anni 90 ho iniziato a lavorare a Pomezia, nel magico mondo della stampa, trasformare carta bianca in immagini e parole (ero di turno, quando stampammo la rivista che incoronava Marta Bastianelli, campionessa mondiale). Negli stessi anni mi sono trasferito qui a Lariano per vivere e non più solo per le vacanze estive, visto che Lariano è il paese dove mia madre è nata e qui ho deciso di dar vita alla mia famiglia. Perché qui a Lariano c’erano tutti i presupposti per far crescere dei figli, nella natura e tra la gente con cui finalmente si può dialogare senza lo stress cittadino e la pazzia del traffico, dove quel volontariato e quella voglia di far parte di “un qualcosa di buono” si respirava quasi ovunque, senza per forza doverlo andare a cercare con fatica. A metà anni 2000 però, il mio settore ha sentito per primo la crisi che stava arrivando e così tutta Pomezia, da sempre cuore pulsante nel Lazio per la stampa, comincia a perdere pezzi, con aziende che chiudono in continuazione. Dopo lunghe lotti, alla fine del 2015 la storia dell’azienda in cui lavoravo finisce ma ho imparato proprio allora di avere due qualità che mi hanno portato qui dove sono oggi: “la Tigna e il Cuore”. Ricomincio “con tigna e cuore” ad Anzio, da somministrato (interinale) in una cartotecnica e da lì la voglia di riscattarmi; grazie anche al sostegno della mia famiglia, ritorno a scuola, a Colleferro, al serale, per prendermi quel diploma che tanto volevo e che non avevo preso per andare a lavorare presto. Tra gli sfottò dei colleghi che mi chiedevano che voglia avessi ad alzarmi alle 4 di mattina per andare al lavoro e di andare poi a scuola fino a sera tardi, passarono i mesi, tra colpi di sonno di giorno e compiti da fare nel weekend, mentre sempre i soliti mi “consigliavano” di lasciar perdere e di scegliere una via più comoda. Dopo 3 anni, finalmente arriva quel diploma e, meno di 1 anno dopo, il poligrafico e zecca di stato, apre un bando per litografi con esperienza e in possesso di diploma. Un mio fraterno amico disse che era il bene fatto che tornava indietro e oggi lavoro lì, dove non è cambiato nulla a livello economico, ma dove ho l’orgoglio di far parte di una grande azienda. È il mio riscatto personale, per me, mia moglie e le mie figlie; Ed è soprattutto per loro che vorrei una Lariano più bella, ecco perché da più di 10 anni condivido un sogno con amici che sono diventati anch’essi la mia famiglia, il sogno di una Lariano che dia un’alternativa ai suoi ragazzi e alle sue ragazze, che valorizzi le sue risorse naturali, che rispetti e sia al fianco di chi a Lariano vuole fare impresa, che dia dignità e rispetto al Lavoro e che crei laddove possibile, ragioni per restare e non motivi per andare via.

Caro Francesco, mi chiamo Michele, sono un cittadino di Lariano e sono non udente. Lavoro in una società di consulenza SAP di alto livello, in ambito People Strategy e Marketing ma la mia vera passione è  da sempre lo sport. Pratico Karate da quando ero piccolo e negli anni sono diventato cintura nera e, soprattutto sono stato uno dei campioni delle Olimpiadi Silenziose vincendo la medaglia di bronzo nel 2013 a Sofia, in Bulgaria. Per questo nel 2015 sono stato insignito della prestigiosa medaglia d’argento al valore atletico conferita dal Coni. Lo sport è molto importante ma lo è ancora di più quando c’è di mezzo una disabilita perché attraverso lo sport, anche chi troppo spesso è considerato “diverso” si sente uguale agli altri è accettato per quello che è davvero. L’inclusione, infatti è uno dei valori più belli che impariamo attraverso lo sport. Così come il rispetto per i compagni e soprattutto per gli avversari. Ciò che mi dispiace di più è che il mio paese, Lariano, che ha dato i natali a tanti campioni non ha però delle strutture in grado di permettere ai più giovani e non solo di fare sport. E quanto sarebbe bello, allora, poter diventare grandi nel proprio paese senza dover andare per forza fuori? Perché il sogno di uno sportivo non riguarda solo il proprio ego ma l’intera comunità. E quando un campione vince non vince solo per sé stesso ma per tutti noi!

Caro Francesco, mi chiamo Mario. Oggi sono solo un vecchio dal passo incerto e dinoccolato. Senza il mio bastone non riesco più a camminare a lungo, devo sempre fermarmi ed essere sicuro che il terreno sia in piano e senza buche, prima di muovere i miei passi corti. Con il braccio e la mano che ancora sono buoni mi sostengo quando non mi sento sicuro, ma ogni passo, ogni gesto, ogni parola sono rallentati. Mi muovo come un bambino che ha paura del mondo perché lo vede per la prima volta, e mi spaventa, lo trovo troppo grande, pesante, non più a misura. Un tempo non era così, un tempo era tutto diverso. Io ero un leone e non avevo bisogno di chiedere niente a nessuno. Avevo la forza di cento tori nelle braccia e…le mie mani, tutte e due le mie mani…avrebbero potuto spostarlo il mondo. Le mie mani erano il mio talento, quanti muri hanno alzato queste mani! A sedici anni ero già Mastro, tutti i cantieri volevano me e ogni volta che c’era un lavoro importante da fare, quel lavoro era il mio. Anche quando, da anziano, ho smesso di lavorare a padrone, mi venivano a cercare a casa. Dicevano: “I muratori di oggi  non lo sanno fare, servi tu!”. Ma io, testardo, non ho mai accettato, anche se nel petto sentivo battere forte qualcosa: erano la fierezza e l’orgoglio di sapermi ancora utile. Allora tiravo su le mie mani sempre sporche di calce, guardavo a lungo i due palmi ruvidi, come per chiedere il permesso a loro, e rispondevo: “No. Devo fare la casa ai miei figli”. Di case ne ho costruite tante, ma quelle che sento più mie sono quelle che si trovano nel mio paese, a Lariano. Quando ci passo davanti e le mostro ai miei nipoti, loro mi chiedono, increduli, se è vero e come ho fatto a costruirle tutte da solo, quanta fatica ci ho messo e quanti soldi mi avranno dato i signori che ci abitano dentro! Io sorrido e gli spiego che sí, di soldi me ne hanno dati ma la ricchezza vera che il mio lavoro mi ha lasciato è di sapere di aver costruito con le mie mani qualcosa di bello e solido per Lariano e che ora il frutto della mia fatica è ancora lì, appartiene a Lariano e ai larianesi, quindi anche a loro. Ora che sono vecchio, fiaccato dall’età e dall’ictus, spero che Lariano continui a crescere così, solida e bella, come le mie case, sulle fondamenta di cemento armato che io, e altri mastri come me, abbiamo saputo gettare. Spero che altri, dopo di me, magari proprio i miei nipoti e i loro figli poi, sentano di appartenere a questa terra così come lo sento io e che continuino a progettare e costruire il futuro di Lariano con le coscienze pulite e con le mani sempre sporche. Ma sporche solo di calce!

ELISA

Ciao Francesco, mi chiamo Elisa.  Non sono nata a Lariano ma mi sono trasferita qui per amore e qui ho deciso di far crescere Emma, la mia bimba che ora ha 3 anni. Diventare mamma ha cambiato la mia vita e con essa il mio modo di vivere la città. La maternità è un’esperienza bellissima e travolgente ma non tutti sanno che spesso porta con sé anche un aspetto di cui forse si parla poco: la solitudine. Mi sono sentita molto sola a casa subito dopo il parto. Mi sono sentita sola quando provavo ad allattare Emma e mi sembrava che il latte non bastasse e che fossi io a non esserne capace.  Mi sono sentita di nuovo sola quando cercavo uno spazio sicuro dove socializzare con altre mamme e bambini. Ora che stiamo cercando l’asilo migliore che possiamo permetterci, ci sentiamo ancora soli, perché non è facile trovare posti disponibili a un prezzo accessibile per la maggior parte delle famiglie. Eppure, Lariano è la città che ho scelto, la città di cui mi sono innamorata, la città in cui mi sono sentita parte di una comunità fiera e unita! E allora come si fa a sentirsi soli in un posto così meraviglioso? Forse se ci fosse un’attenzione maggiore alle problematiche sociali, se ci fossero un sindaco e un’amministrazione attenti alle esigenze di una parte così importante della cittadinanza, se ci fossero più spazi attrezzati e operatori in grado di fornire assistenza alle neo-mamme e ai neo-papà, forse Lariano si popolerebbe di nuove giovani famiglie che non si sentirebbero più sole. Questa comunità si merita una città più attenta ai bambini e ai loro genitori, una Lariano in cui sia bello incontrarsi, confrontarsi e crescere. Tutti noi meritiamo una Lariano ancora più bella!

 

 

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